<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949</id><updated>2011-09-28T17:46:12.687+02:00</updated><category term='Ronald Dore'/><category term='ATTUALITA&apos;'/><category term='VEBLEN'/><category term='TEORIA'/><category term='Elinor Ostrom'/><category term='Riviste'/><category term='ECONOMISTI'/><category term='SOMBART'/><category term='Appuntamenti'/><category term='Lavoro e Organizzazione'/><category term='JOHN K. GALBRAITH'/><category term='Crisi'/><title type='text'>Economia Istituzionale</title><subtitle type='html'>Economia, istituzioni, organizzazioni.
Concetti, autori, informazioni, recensioni, approfondimenti sull'attualità e discussioni nel segno dell'economia eterodossa di Veblen, Commons, Weber, Sombart, Polanyi, Myrdal, Galbraith, Simon ed altri.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>24</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-8275977095371333655</id><published>2011-09-28T17:09:00.006+02:00</published><updated>2011-09-28T17:46:12.693+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>Democrazia nell'impresa e nella società. La proposta di Bruno Jossa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mcc.es/CAS/Qui%C3%A9nes-Somos/Introducci%C3%B3n.aspx"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 212px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-hQr8xBPAltg/ToNAdmI0Y5I/AAAAAAAAARY/fJOkuQifYa4/s400/mondragon%2Bsign.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5657436434105394066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(51, 51, 51);font-size:85%;" &gt;La cooperativa Mondragon, situata nei &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(51, 51, 51);font-size:85%;" &gt;Paesi Baschi, rappresenta un caso da manuale di impresa gestita dai lavoratori.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p  style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;J&lt;/b&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;OSSA &lt;/b&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;B.: &lt;i&gt;Esiste un’alternativa al capitalismo? L’impresa democratica e l’attualità del marxismo&lt;/i&gt;, Manifestolibri, Roma, 2010, pp. 446, ISBN: 978-88-7285-644-4, € 36,00.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il libro di Bruno Jossa costituisce uno dei rari tentativi volti a proporre una forma di organizzazione economica alternativa al capitalismo e si muove nel solco tracciato da autori come Meade (1989), Roemer (1994), Schweickart (2002), che hanno presentato in un recente passato proposte di matrice socialista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’autore delinea un sistema produttivo composto in prevalenza da imprese gestite dai lavoratori, definite equivalentemente imprese democratiche o cooperative di produzione, in cui la sovranità appartiene ai lavoratori. Questi ultimi eleggono periodicamente gli amministratori che di fatto gestiscono correntemente l’impresa, mentre l’assemblea dei soci viene investita dei fatti più rilevanti quali l’approvazione del bilancio, la nomina o revoca degli amministratori, i piani strategici e quelli di natura straordinaria. Secondo Jossa il finanziamento delle cooperative dovrebbe essere esclusivamente esterno. Non vi è apporto di capitale di rischio da parte dei soci, anche se essi, al pari dei finanziatori terzi, possono prestare capitali all’impresa restando, quindi, titolari di un credito. Il salario viene abolito e la retribuzione dei soci è costituita dal surplus, dato dalla differenza tra i ricavi e i costi di gestione. In questi ultimi sono inclusi, naturalmente, gli interessi pagati ai creditori sul capitale preso in prestito. Il residuo per i soci è così costituito, di fatto, dai redditi da lavoro e dal profitto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’eliminazione dell’autofinanziamento è necessaria per tenere distinto in modo costante il patrimonio dell’impresa da quello dei soci e per tenere separati i redditi di capitale da quelli da lavoro ed, eventualmente, da profitto. Al momento dell’uscita dall’impresa i soci conservano il diritto al rimborso dei loro eventuali crediti non ancora rimborsati, ma non possono vantare alcuna pretesa su eventuali residue plusvalenze dell’impresa. Con la forma di impresa proposta si ha il ribaltamento dello schema che è tipico del capitalismo. In essa, infatti, è il lavoro ad assumere il capitale, remunerandolo anticipatamente rispetto alla realizzazione e alla suddivisione del sovrappiù tra i lavoratori. La proprietà dell’impresa democratica spetta al collettivo dei soci e quindi, a rigore, non è una proprietà pubblica. Il singolo socio non può vantare diritti diversi da quelli di voto, nelle sedi stabilite, e di ripartizione del residuo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Secondo l’autore un’economia di questo tipo non può definirsi capitalistica, perché inverte i rapporti di forza tra capitale e lavoro, ponendo quest’ultimo in una situazione di preminenza. Si tratta quindi di una forma di socialismo, perché viene abolito il lavoro salariato, ritenuto la caratteristica fondamentale del capitalismo. Poiché le imprese sono del tutto autonome e operano secondo le regole del mercato, istituto che mantiene tutte le sue funzioni, si tratterebbe di una forma di socialismo di mercato (cfr. anche Jossa, 2010). Un tale sistema sarebbe coerente col pensiero di Marx, perché supererebbe una delle contraddizioni fondamentali del capitalismo, la soggezione del lavoro al capitale e, inoltre, costituirebbe a pieno titolo una possibile fase di transizione verso il comunismo, prevista dai teorici del marxismo e tuttavia mai efficacemente descritta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quali sono i vantaggi di un sistema economico di questo tipo? Jossa ne descrive alcuni di estrema importanza: in primo luogo la democrazia economica rafforza e rende effettiva la democrazia politica; risulta ridotta l’alienazione del lavoro; vengono meno i presupposti dello sfruttamento. Inoltre è prevedibile un aumento della produttività del lavoro, perché il reddito dei soci è direttamente e interamente commisurato ai risultati. Un ulteriore aumento dell’efficienza del lavoro deriverebbe dal miglioramento del capitale umano, cioè dalla crescita delle conoscenze e abilità professionali dei lavoratori, perché i soci avrebbero un interesse diretto a investire nella loro formazione, essendo ora il lavoro, e non il capitale, il fattore specifico all’impresa. Si avrebbe, infine, una riduzione della disoccupazione, perché verrebbero meno due delle principali cause di essa: l’inesistenza del salario eliminerebbe la disoccupazione “neoclassica” da alto costo del lavoro, mentre la sovranità dei lavoratori, rendendo possibile l’adeguamento dell’orario di lavoro all’intensità della domanda di prodotti di ogni impresa, eliminerebbe la disoccupazione “keynesiana”, spalmando gli effetti delle crisi di domanda su tutti i lavoratori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nella terza parte del volume, dedicata alla teoria della transizione al socialismo, vengono abbozzati i meccanismi che dovrebbero condurre al nuovo modo di produzione fondato sull’impresa democratica. L’autore indica tre “vie”, la prima delle quali è costituita da agevolazioni di natura fiscale e creditizia che lo Stato dovrebbe concedere alle cooperative per facilitare la trasformazione verso tale forma delle imprese capitalistiche. La giustificazione deriverebbe dal carattere “meritorio” dell’impresa democratica che, rispetto a quella tradizionale, presenta i vantaggi che sono stati in precedenza elencati, i quali dovrebbero semplicemente essere riconosciuti dallo Stato. Il secondo meccanismo è di natura completamente diversa e consiste nella trasformazione in cooperative delle imprese tradizionali in gravi difficoltà e, di fatto, abbandonate dai proprietari. La terza via rappresenta invece un approccio radicale alla questione e consiste in una legge “del parlamento che trasformi le azioni delle imprese esistenti in obbligazioni di pari valore e proibisca nel contempo, nei limiti in cui ciò sia ritenuto opportuno, l’assunzione di lavoro salariato” (p. 271).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Si diceva all’inizio della peculiarità dell’opera di Jossa, che affronta un campo poco esplorato e che per questo motivo, soprattutto nelle indicazioni di &lt;i&gt;policy&lt;/i&gt;, deve essere vista come un primo coraggioso tentativo di avvicinamento alle questioni proposte e uno stimolo ad una vasta discussione da parte degli intellettuali, a cui l’autore, sulle orme del pensiero di Hayek, affida il ruolo decisivo di selezione e diffusione delle idee che troveranno poi effettiva applicazione. Di seguito vengono indicati i punti che a mio parere dovrebbero essere oggetto di un più ampio dibattito. Lo stesso autore avverte che il sistema economico proposto rappresenta un passo avanti rispetto al capitalismo, ma è lontano dall’avere le caratteristiche di un mondo perfetto. Come è stato mostrato da Vanek (1970) e Meade (1974), le cooperative possono dare luogo a monopoli o ad altre forme di potere di mercato, al pari delle imprese tradizionali. Si potrebbero quindi avere casi di cooperative ricche e potenti, in grado di assicurare ai soci redditi molto alti, contrapposti a situazioni con redditi ai limiti della sussistenza. Verrebbero di conseguenza a replicarsi condizioni non dissimili da quelle che si riscontrano nelle economie capitalistiche e andrebbe quindi mantenuto e forse rafforzato il ruolo redistributivo dello Stato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Punti di particolare delicatezza riguardano la fase di transizione verso un sistema economico costituito solo o in modo prevalente da cooperative. L’autore avverte di essere a favore di un passaggio graduale, e due delle tre “vie” indicate (ragionevoli agevolazioni dello Stato a favore delle cooperative e trasformazione in cooperative delle imprese capitalistiche in crisi) sono perfettamente coerenti con la progressività della transizione. Ma come interpretare la terza “via” che pure egli prospetta, quella di una decisione parlamentare che trasformi le azioni in obbligazioni e abolisca il lavoro salariato? In realtà essa può ancora essere in linea con la gradualità della trasformazione, se rappresenta la ratifica finale di un processo evolutivo che abbia raccolto un vastissimo consenso e sia suffragata da una situazione di fatto in cui le indicazioni del mercato siano univoche. Ciò può avvenire a seguito di una fase che porti ad una notevole riduzione delle disuguaglianze dei redditi e della ricchezza, dovuta non solo a politiche &lt;i&gt;ad hoc &lt;/i&gt;da parte dello Stato, ma anche ad una crescita dell’importanza relativa del lavoro. Quest’ultimo fenomeno richiede che si verifichino cambiamenti strutturali dell’economia tali da provocare una crescita del contenuto di conoscenza del lavoro che non sia incorporabile nel capitale (o lo sia solo in misura limitata). Sarebbe quindi il riequilibrio dei rapporti di potere tra lavoro e capitale a rendere possibile la significativa espansione delle imprese gestite dai lavoratori auspicata da Jossa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;BIBLIOGRAFIA&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;JOSSA B. (2010), “Sulla transizione dal capitalismo all’autogestione”, &lt;i&gt;Moneta e Credito&lt;/i&gt;, vol. 63 n. 250, pp. 119-155.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;MEADE J.E. (1974), “Labor-managed firms in conditions of imperfect competition”, &lt;i&gt;The Economic Journal&lt;/i&gt;, vol. 84 n. 336, pp. 817-824.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;—— —— &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;(1989), &lt;i&gt;Agathotopia. The economics of partnership&lt;/i&gt;, Aberdeen University Press, Aberdeen; trad. it.: &lt;i&gt;Agathotopia. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;L’economia della partnership&lt;/i&gt;, Feltrinelli, Milano, 1989.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;ROEMER. J.E. (1994), &lt;i&gt;A future for socialism&lt;/i&gt;, Harvard University Press, Cambridge (MA).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;SCHWEICKART D. (2002), &lt;i&gt;After capitalism&lt;/i&gt;, Rowmarr &amp;amp; Littlefield, Lanham (MD).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;VANEK J. (1970), &lt;i&gt;The general theory of labour-managed market economies&lt;/i&gt;, Cornell University Press, Ithaca (NY).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Autore: Gaetano Cuomo (Università di Napoli “Federico II”) e-mail&lt;span style="mso-bidi-font-style:italic"&gt;: &lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:gaetano.cuomo@unina.it"&gt;gaetano.cuomo@unina.it&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Fonte: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Moneta e Credito&lt;/i&gt;, vol. 64 n. 254 (2011), 177-180 &lt;a href="http://scistat.cilea.it/index.php/MonetaeCredito/article/view/344/185"&gt;http://scistat.cilea.it/index.php/MonetaeCredito/article/view/344/185&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;/span&gt;© Associazione Paolo Sylos Labini&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-8275977095371333655?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/8275977095371333655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2011/09/democrazia-nellimpresa-e-nella-societa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8275977095371333655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8275977095371333655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2011/09/democrazia-nellimpresa-e-nella-societa.html' title='Democrazia nell&apos;impresa e nella società. La proposta di Bruno Jossa'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-hQr8xBPAltg/ToNAdmI0Y5I/AAAAAAAAARY/fJOkuQifYa4/s72-c/mondragon%2Bsign.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-3206146130296444550</id><published>2011-05-03T17:49:00.006+02:00</published><updated>2011-09-28T17:26:59.861+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><title type='text'>Le aporie del neoliberismo: manca una teoria del potere (e delle istituzioni)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-dsVN9BlTh1M/ToM1-7-UlOI/AAAAAAAAARA/SKQykOIdHYQ/s1600/milton_friedman_time.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 200px; height: 262px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-dsVN9BlTh1M/ToM1-7-UlOI/AAAAAAAAARA/SKQykOIdHYQ/s400/milton_friedman_time.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5657424912274724066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(102, 102, 102);"&gt;Milton Friedman in una copertina di Time&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Il primato della politica, non dell’economia&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight:normal"&gt;di Paolo Bonetti (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Critica liberale&lt;/span&gt;, aprile 2011)&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La prima edizione americana del libro di Milton Friedman, &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Capitalismo e libertà&lt;/i&gt;, è del 1962, in piena età kennediana: nell’introduzione (si veda la traduzione italiana, pubblicata l’anno scorso, con prefazione di Antonio Martino, da IBLLibri) l’autore contesta subito un passo del discorso d’insediamento di Kennedy alla Casa Bianca, quello in cui il neopresidente afferma: «Non chiedetevi cosa il vostro paese possa fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro paese». Per l’economista, «nessuna delle due proposizioni dell’alternativa offerta da Kennedy descrive un rapporto fra il cittadino che sia degno degli ideali di uomini liberi che vivono in una società libera». La prima ha un sapore paternalista che «lascia intendere che il governo è il tutore e il cittadino il discepolo»; la seconda è, addirittura, una formula organicista che vede il governo come «un signore o una divinità», mentre il cittadino regredisce al ruolo di servo o di fedele. Per il liberale/liberista Friedman, il paese è soltanto «l’insieme degli individui che lo compongono, e non un’entità che li trascende». In quanto al governo, esso non è che uno strumento per mezzo del quale i cittadini possono esercitare la loro libertà di perseguire scopi del tutto privati, le cui provvisorie e casuali convergenze debbono essere unicamente determinate dal libero gioco del mercato: si deve limitare, quindi, a tutelare le nostre libertà dai pericoli esterni e da quelli interni. Una concezione, questa dello studioso di Chicago, di rigido individualismo liberale, un po’ attenuata dal richiamo a un «comune retaggio» e a «comuni tradizioni».&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Diciamo subito che sulla critica all’organicismo politico non si può che essere d’accordo, ma ci si deve chiedere se questo liberalismo così esasperatamente individuali- sta si sia mai incarnato in una qualche realtà storica o non sia piuttosto uno schema ideologico tanto suggestivo quanto irrealizzabile, dal momento che i regimi liberali effettivamente esistenti o esistiti, hanno sempre coniugato le libertà individuali, da quella religiosa a quella economica, con un preciso quadro istituzionale, il cui mantenimento è essenziale per il pieno godimento di queste libertà. In questo senso, aveva pienamente ragione Kennedy quando invitava i cittadini a chiedersi che cosa potevano fare per il loro paese, che è appunto quell’insieme di istituzioni non solo giuridiche, ma anche morali, che serve da indispensabile supporto all’esercizio non astratto e campato nel vuoto di tutte le nostre libertà. Che cosa sarebbe mai la stessa libertà economica se essa non si esercitasse, come sembra ritenere lo stesso Friedman, in un quadro di ben articolate regole giuridiche? Ma non è solo questione dileggi e regolamenti, poiché le istituzioni del liberalismo vivono e si mantengono soltanto se c’è nei cittadini un pathos morale verso le stesse, il riconoscimento, più o meno consapevole, che c’è, nell’etica liberale, qualcosa che trascende la mera ricerca del benessere individuale e della sicurezza. Troppo spesso si ritiene che il riconoscimento di alcuni obblighi morali comuni costituisca un ostacolo all’esercizio dei nostri diritti, e che la consapevole e libera sottomissione degli individui alle istituzioni ci conduca, inevitabilmente, verso lo Stato etico e un governo dispotico. Ma «fare qualcosa per il nostro paese» significa che esiste una comunità liberale, nella quale la questione dei diritti s’intreccia con quella dei doveri che ci competono in quanto individui che superano di continuo la semplice dimensione dell’utile economico.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il welfare state, una della più grandi conquiste civili del Novecento, non ha generato, contrariamente a quello che sostengono i neoliberisti, un grave deperimento della società aperta per far posto a un soffocante dirigismo governativo che, dal campo economico, si è poi esteso a tuffi gli altri settori della vita sociale. Gli interventi della politica per cercare di riequilibrare diseguaglianze moralmente inaccettabili per la coscienza civile del nostro tempo, giusti o sbagliati che siano stati nelle particolari contingenze storiche in cui si sono verificati, avevano lo scopo di dare a tuffi maggiori opportunità di far valere doti intellettuali e morali che rischiavano di restare irrealizzate per condizioni di vita economicamente e culturalmente inadeguate alla loro manifestazione e al loro sviluppo. Nell’essenza del liberalismo c’è un primato della politica che gli economisti e gli ideologi del neoliberismo non riescono a comprendere, perché la loro libertà non è quella di individui consapevoli che lottano assieme, fra mille tentativi ed errori, per costruire il loro futuro, ma piuttosto quella di un preteso ordine naturale che ignora il ruolo attivo delle istituzioni nel garantire, promuovere e allargare le libertà.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-3206146130296444550?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/3206146130296444550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2011/05/le-aporie-del-neoliberismo-manca-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/3206146130296444550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/3206146130296444550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2011/05/le-aporie-del-neoliberismo-manca-una.html' title='Le aporie del neoliberismo: manca una teoria del potere (e delle istituzioni)'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-dsVN9BlTh1M/ToM1-7-UlOI/AAAAAAAAARA/SKQykOIdHYQ/s72-c/milton_friedman_time.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-1920735528988461179</id><published>2011-04-30T16:08:00.004+02:00</published><updated>2011-09-28T17:21:57.758+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riviste'/><title type='text'>Numero monografico di 'Ephemera' dedicato al lavoro nell'era digitale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ephemeraweb.org/journal/10-3/10-3index.htm"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-TooDNyoV9i8/ToM3hlp04-I/AAAAAAAAARI/-PLLatmI-Pk/s400/ephemera.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5657426607090230242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ephemeraweb.org/journal/index.htm"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-1920735528988461179?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/1920735528988461179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2011/04/numero-monografico-di-ephemera-dedicato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/1920735528988461179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/1920735528988461179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2011/04/numero-monografico-di-ephemera-dedicato.html' title='Numero monografico di &apos;Ephemera&apos; dedicato al lavoro nell&apos;era digitale'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-TooDNyoV9i8/ToM3hlp04-I/AAAAAAAAARI/-PLLatmI-Pk/s72-c/ephemera.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-7119490421431460218</id><published>2010-11-08T16:45:00.013+01:00</published><updated>2010-11-08T18:27:33.772+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>Intervista interessante sul tema più dibattuto in Italia/ La nuova organizzazione del lavoro alla Fiat</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/TNgdJFPLOnI/AAAAAAAAAPo/WrzyyGQOKWA/s1600/Annex+-+Chaplin,+Charlie+%28Modern+Times%29_03.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 237px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/TNgdJFPLOnI/AAAAAAAAAPo/WrzyyGQOKWA/s320/Annex+-+Chaplin,+Charlie+%28Modern+Times%29_03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537207783713880690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(51, 51, 51); font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Dall'operaio-massa alle prese con la fabbrica di Taylor e Ford...&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51); font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;&lt;a style="font-style: italic; font-family: arial;" href="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/TNgdJFPLOnI/AAAAAAAAAPo/WrzyyGQOKWA/s1600/Annex+-+Chaplin,+Charlie+%28Modern+Times%29_03.jpg"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;PARTECIPAZIONE E INNOVAZIONE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il sistema adottato a Pomigliano, il Wcm, è solo un’evoluzione del toyotismo, e anche l’Ergo Uas ha più uno scopo ergonomico che di controllo; l’errore dei sindacati di non aver chiesto, in cambio di innegabili sacrifici, una maggiore partecipazione degli operai alla progettazione; i contratti ''a menù''&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Luciano Pero è docente di Organizzazione per il Mip Politecnico di Milano e professore a contratto di Sistemi Organizzativi presso la Facoltà di Ingegneria dei Sistemi sede di Como. Si interessa di innovazione organizzativa, architetture dei sistemi informativi, relazioni industriali e mercato del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.lean.org/images/japanese_ideaposter.gif"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 278px; height: 412px;" src="http://www.lean.org/images/japanese_ideaposter.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(51, 51, 51); font-family: arial;font-size:85%;" &gt;... ai team operai protagonisti del sistema di suggerimenti Toyota&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(51, 51, 51);font-family:arial;font-size:78%;"  &gt;[Fonte: &lt;a href="http://www.lean.org/shook/ColumnArchive.cfm?y=2009"&gt;Lean Enterprise Institute&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.unacitta.it/newsite/intervista.asp?id=2075"&gt;Intervista a Luciano Pero sulla rivista Una città, n. 178/2010.  &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.uilm.it/upload/ckeditor/files/20100615_FiatGroupPomigliano_Allegato2.pdf"&gt;Descrizione del Metodo ERGO-UAS proposto dalla Fiat ai sindacati per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco (dal sito Uil Metalmeccanici).&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/materiali/ergouas_fiat-A4.pdf"&gt;Il punto di vista della Fiom Cgil sui sistemi Wcm ed ErgoUas introdotti dalla Fiat&lt;/a&gt; - ricordiamo che la Fiom Cgil ha criticato con forza questo accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_15-accordo%20separato.pdf"&gt;Testo completo dell'accordo separato siglato da Cisl, Uil e altri sindacati minori con la Fiat per lo stabilimento di Pomigliano (dal sito della Fiom Cgil)&lt;/a&gt; - è un esempio di contrattazione relativa all'organizzazione del lavoro di fabbrica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-7119490421431460218?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='application/pdf' href='http://www.uilm.it/upload/ckeditor/files/20100615_FiatGroupPomigliano_Allegato2.pdf' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/7119490421431460218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2010/11/intervista-interessante-sul-tema-piu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/7119490421431460218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/7119490421431460218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2010/11/intervista-interessante-sul-tema-piu.html' title='Intervista interessante sul tema più dibattuto in Italia/ La nuova organizzazione del lavoro alla Fiat'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/TNgdJFPLOnI/AAAAAAAAAPo/WrzyyGQOKWA/s72-c/Annex+-+Chaplin,+Charlie+%28Modern+Times%29_03.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-5798534982667650644</id><published>2010-02-12T19:32:00.001+01:00</published><updated>2010-02-12T19:45:00.613+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appuntamenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>L'impresa al servizio della Comunità/ Ricordo di Adriano Olivetti</title><content type='html'>&lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Adriano Olivetti muore il 27 febbraio 1960 sul treno Milano Losanna all’altezza di Aigle&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.rai.it/dl/images/1265392776100Adriano_Olivetti_1954.jpg_ok.jpg" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" align="cssCenter" border="1" hspace="5" vspace="5" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Nel cinquantesimo anniversario dalla scomparsa di &lt;strong&gt;Adriano Olivetti&lt;/strong&gt;, Radio3 in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti, dà il via ad ciclo di puntate dedicate alla figura più anomala e  singolare dell’imprenditoria italiana dell’ultimo secolo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Laura Olivetti, ultima figlia di Adriano e Presidente della Fondazione Adriano Olivetti, presenterà &lt;em&gt;Adriano Olivetti. Progettare per vivere&lt;/em&gt; nella puntata di &lt;b&gt;Fahrenheit di venerdì 5 febbraio alle ore 17.00&lt;/b&gt;. I suoi ricordi personali si intrecceranno con il racconto di Laura Curino che ha messo in scena, con più di cinquecento repliche, lo spettacolo Adriano Olivetti per la regia di Gabriele Vacis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Adriano Olivetti. Progettare per vivere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt; andrà in onda all’interno del programma &lt;strong&gt;Passioni&lt;/strong&gt; di Radio3, &lt;b&gt;a partire da sabato 6 e domenica 7 febbraio alle 10.50, e ogni fine settimana fino al 28  febbraio&lt;/b&gt;. Enrico Morteo ripercorrerà con Alberto Saibene, l’intensa e straordinaria vita dell’imprenditore Olivetti che fu anche intellettuale, politico, editore e urbanista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Molti gli ospiti che in ogni puntata, tematica, interverranno  con le loro testimonianze, da Luciano Gallino e Renato Rozzi a Tullio De Mauro, Sergio Ristuccia, Furio Colombo, Giuseppe Berta, Franco Ferrarotti, Goffredo Fofi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;L’ultima puntata, dedicata all’eredità olivettiana, sarà conclusa da Laura Olivetti che parlerà dell’impegno, delle attività e delle iniziative della Fondazione Adriano Olivetti che lei stessa presiede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Durante la puntata di &lt;b&gt;Fahrenheit&lt;/b&gt; e nel ciclo &lt;b&gt;Passioni&lt;/b&gt; verranno mandati in onda diversi contributi audio, dall’archivio RAI e da quello della Fondazione Adriano Olivetti, in particolare una intervista inedita dello stesso Olivetti del 1959. Si ascolteranno inoltre le voci di alcuni tra i più noti collaboratori di Adriano Olivetti oramai scomparsi, nonché manifestdue brani inediti tratti da interviste realizzate a Giulio Carlo Argan e Geno Pampaloni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&lt;img src="http://www.storiaolivetti.it/upload/manifesto_pintori.jpg" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; width: 279px; height: 213px;" alt="" align="cssCenter" border="1" hspace="5" vspace="5" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;strong&gt;Manifesto di Giovanni Pintori (1912-1999),&lt;br /&gt;designer sardo che curò per la Olivetti&lt;br /&gt;alcune delle più note campagne pubblicitarie.&lt;br /&gt;[Fonte: &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;a href="http://www.storiaolivetti.it/"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Olivetti. Storia di un'impresa&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;strong&gt;]&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;hr /&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt; &lt;a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=310728"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt;Fahrenheit - Incontro con Laura Olivetti [ascolta la puntata]&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Venerdì 5 febbraio alle ore 17.00&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;a cura di Susanna Tartaro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;conduce Tommaso Giartosio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-bf755b3d-d27a-4fdf-b4ce-2606a075fc42.html"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Passioni - Adriano Olivetti. Progettare per vivere [ascolta le puntate]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Ogni sabato e domenica dal 6 al 28 febbraio dalle 10.50 alle 11.20&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;conduce Enrico Morteo con Alberto Saibene&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Georgia&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;regia di Loredana Rotundo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-weight: bold;font-size:78%;" &gt;[Dal blog del &lt;a href="http://circologl.splinder.com"&gt;Circolo "Giustizia e Libertà di Sassari&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-5798534982667650644?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/5798534982667650644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2010/02/limpresa-al-servizio-della-comunita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/5798534982667650644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/5798534982667650644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2010/02/limpresa-al-servizio-della-comunita.html' title='L&apos;impresa al servizio della Comunità/ Ricordo di Adriano Olivetti'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-3113454027411752205</id><published>2009-10-13T21:21:00.008+02:00</published><updated>2009-10-13T22:50:31.049+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elinor Ostrom'/><title type='text'>Il Nobel a Ostrom e Williamson, ovvero... quell'aria nuova istituzionalista che investe la teoria economica</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"  style="line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;ELINOR OSTROM E LA RIVINCITA DELLE PROPRIETA' COMUNI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Antonio Massarutto,&lt;a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001332.html"&gt; &lt;i style=""&gt;la voce.info&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, 13.10.2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/StTX4HhIOzI/AAAAAAAAAOQ/jg_QaHlLwCw/s1600-h/elinor+ostrom2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 277px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/StTX4HhIOzI/AAAAAAAAAOQ/jg_QaHlLwCw/s400/elinor+ostrom2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5392172012959972146" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Elinor Ostrom&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il premio Nobel a Elinor Ostrom riconosce l'importanza di aver ipotizzato l'esistenza di una terza via tra Stato e mercato. Quella di Ostrom è una teoria complessiva che identifica le condizioni che devono valere affinché una gestione "comunitaria" possa rimanere sostenibile nel lungo termine. Una lezione di particolare importanza oggi a proposito dei beni collettivi globali, come l'atmosfera, il clima o gli oceani. Ma molto significativa anche per l'attuale crisi finanziaria, che si può leggere come il saccheggio di una proprietà comune: la fiducia degli investitori. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="line-height: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Uno dei dogmi fondativi della moderna &lt;b&gt;economia dell’ambiente&lt;/b&gt; è la cosidd&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;etta “tragedy of the commons”, risalente a Garrett Hardin. Secondo questa impostazione, se un bene non appartiene a nessuno ma è liberamente accessibile, vi è una tendenza a sovrasfruttarlo. L’individuo che si appropria del bene comune, deteriorandolo, infatti, gode per intero del beneficio, mentre sostiene solo una piccola parte del costo (in quanto questo costo verrà socializzato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;). Poiché tutti ragionano nello stesso modo, il risultato è il &lt;b&gt;saccheggio del bene&lt;/b&gt;. Analogamente, nessuno è incentivato a darsi da fare per migliorare il bene, poiché sosterrebbe un costo a fronte di un beneficio di cui non potrebbe appropriarsi che in parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style=""&gt;Una terza via tra stato e mercato&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il ragionamento di Hardin partiva dall’esempio delle &lt;i&gt;enclosures&lt;/i&gt; inglesi, precondizione della Rivoluzione industriale. La recinzione delle terre comuni, in questa visione, costituiva il necessario presupposto di una gestione razionale ed efficiente: mentre in regime di libero accesso il pascolo indiscriminato stava portando alla rovina del territorio, il &lt;b&gt;proprietario privato&lt;/b&gt;, in quanto detentore del surplus, aveva l’interesse a sfruttare il bene in modo ottimale e a investire per il suo miglioramento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quando non vi sono le condizioni per un’appropriazione privata, deve essere semmai lo Stato ad assumere la &lt;b&gt;proprietà pubblica&lt;/b&gt;. Solo i beni così abbondanti da non avere valore economico possono essere lasciati al libero accesso; per tutti gli altri occorre definire un regime di diritto di proprietà privato o pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il merito di &lt;b&gt;Elinor Ostrom&lt;/b&gt; è stato quello di ipotizzare l’esistenza di una “&lt;b&gt;terza via&lt;/b&gt;” tra Stato e mercato, analizzando le condizioni che devono verificarsi affinché le common properties non degenerino. Ostrom prende le mosse dal lavoro di uno di quei precursori-anticipatori, troppo eterodossi per essere apprezzati nell’epoca in cui scrivevano: lo svizzero tedesco, naturalizzato americano, Ciriacy-Wantrup, che ancora negli anni Cinquanta osservava che vi sono nel mondo molti esempi di proprietà comuni che sfuggono al destino preconizzato da Hardin, come ad esempio le foreste e i pascoli alpini. Distingueva appunto le “common pool resources” (res communis omnium) dai “free goods” (res nullius): nel primo caso, pur in assenza di un’entità che possa vantare diritti di proprietà esclusivi, a fare la differenza è l’esistenza di una comunità, l’appartenenza alla quale impone agli individui certi diritti di sfruttamento del bene comune, ma anche determinati doveri di provvedere alla sua gestione, manutenzione e riproduzione, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;sanzionati dalla comunità stessa attraverso l’inclusione di chi ne rispetta le regole e l’esclusione di chi non le rispetta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="line-height: normal;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/StTYiJ5glCI/AAAAAAAAAOY/XBU2FfOZzHo/s1600-h/cop-ostrom-beni+collettivi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 200px; height: 275px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/StTYiJ5glCI/AAAAAAAAAOY/XBU2FfOZzHo/s400/cop-ostrom-beni+collettivi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5392172735153607714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Su queste fondamenta poggia l’edificio concettuale della Ostrom, la cui opera più importante, &lt;i&gt;Governing the Commons&lt;/i&gt;, sviluppa una teoria complessiva che identifica le condizioni che devono valere affinché una &lt;b&gt;gestione “comunitaria”&lt;/b&gt; possa rimanere sostenibile nel lungo termine. Analisi che intreccia con grande profondità e intelligenza la teoria delle istituzioni, il diritto, la teoria dei giochi, per lambire quasi le scienze sociali e l’antropologia.&lt;br /&gt;Il campo di applicazione delle ricerche sviluppate in questo filone può far storcere il naso: dalle risorse di caccia degli Indiani d’America alle comunità di pescatori africani, o alla condivisione delle acque sotterranee in qualche remoto sistema agro-silvo-pastorale nepalese. Ma come spesso succede, applicare il concetto di base a un oggetto semplice consente di mettere a fuoco concetti e teorie di portata molto più generale.&lt;br /&gt;Non a caso, la lezione della Ostrom è di particolare importanza oggi, a proposito dei &lt;i&gt;global commons&lt;/i&gt;, come l’atmosfera, il &lt;b&gt;clima&lt;/b&gt; o gli oceani. Per applicare la ricetta di Hardin a questi beni, infatti, ci mancano sia un possibile proprietario privato, sia un soggetto statale in grado di affermare e difendere la proprietà pubblica. Il diritto internazionale, in questa prospettiva, altro non è che un sistema di governance applicato a un bene comune, e non vi è soluzione alternativa alla cooperazione tra i popoli della Terra per raggiungere un qualsiasi risultato in termini di lotta ai cambiamenti climatici.&lt;br /&gt;Ma è importantissima anche in quei casi – si pensi alla &lt;b&gt;falda acquifera sotterranea&lt;/b&gt; e più in generale alla regolamentazione delle fonti di impatto ambientale diffuse – in cui un principio di proprietà pubblica è in astratto possibile e nei fatti esistente, almeno sulla carta; ma la sua attuazione effettiva si scontra, da un lato, con l’enormità dei costi amministrativi (in Italia ci sono centinaia di migliaia di pozzi privati che bisognerebbe monitorare per applicare la norma), dall’altro con la difficoltà politica di vietare comportamenti che sono prassi consolidate percepite come diritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style=""&gt;Una democrazia partecipativa&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il lavoro di Ostrom trova punti di contatto con la &lt;b&gt;teoria dei giochi&lt;/b&gt;, in particolare con quei filoni di ricerca che attraverso il concetto di gioco ripetuto mostrano come gli esiti distruttivi e socialmente non ottimali (equilibri di Nash, di cui la stessa “tragedy of the commons” è in fondo un esempio) possano essere evitati se nella ripetizione del gioco gli attori “scoprono” il vantaggio di &lt;b&gt;comportamenti cooperativi&lt;/b&gt;, che a quel punto possono essere codificati in vere e proprie istituzioni. È interessante anche notare come il “comunitarismo” della Ostrom trovi qui un punto di contatto con “l’anarchismo” antistatale; ma Ostrom enfatizza piuttosto l’importanza della comunità, della democrazia partecipativa, della società civile organizzata, delle regole condivise e rispettate in quanto percepite come giuste e non per un calcolo di convenienza.&lt;br /&gt;Non mi risulta che Ostrom si sia mai occupata di &lt;b&gt;finanza&lt;/b&gt;, ma è quanto meno singolare la coincidenza del premio con la ri-scoperta dell’importanza del capitale sociale e delle regole condivise per il buon funzionamento dei mercati. Forse anche la crisi finanziaria che stiamo vivendo altro non è che un esempio di “saccheggio” di una “proprietà comune”, la f&lt;b&gt;iducia degli investitori&lt;/b&gt;, per ricostruire la quale servirà qualcosa di più di una temporanea iniezione di capitale nel sistema bancario.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;* * *&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: normal; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255); font-style: italic;font-size:12pt;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sono molto felice che Ostrom e Williamson abbiano ricevuto il Nobel per l'economia. Finalmente si fa strada la consapevolezza che la teoria economica non si possa ridurre all'astratta fomalizzazione matematica dei modelli neoclassici. E' ormai evidente che l'analisi delle istituzioni economiche ha conquistato il posto di rilievo che le spetta nello studio dell'economia. E' vero che già in passato l'Accademia svedese aveva lanciato chiari segnali in questa direzione, basti pensare ai riconoscimenti tributati a Myrdal, Simon, North e Coase (e aggiungerei anche Hayek, che non può essere appiattito sull'ortodossia dei Chicago-boys). Tuttavia,  oggi, grazie alla ribalta mediatica concessa a Ostrom e Williamson, la consacrazione risulta completa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255); font-style: italic;font-size:12pt;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;. Questo è un segnale che vale soprattutto per l'opinione pubblica: non sarà più possibile ignorare che esiste una vera alternativa all'economia mainstream&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255); font-style: italic;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="line-height: normal; text-align: center;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;* * *&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: normal; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;blockquote&gt;«Nell'anno dell'esplosione della crisi finanziaria globale, arrivano due chiari messaggi dall'assegnazione del Nobel per l'economia a Oliver Williamson ed Elinor Olstrom: uno per i policy makers e l'altro per la ricerca sociale. Ai primi viene ricordato che l'uso del mercato ha un costo; che l'efficiente scambio dei diritti e delle promesse contrattuali sul mercato dipende dalla qualità del disegno istituzionale e delle regole che lo governano; che vi sono valori collettivi che non possono essere soddisfatti tramite il mercato. Agli scienziati sociali è ribadita la centralità dell'approccio interdisciplinare ai confini tra economia, diritto e scienza politica.» (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il significato del nobel/ Quando il mercato non è tutto...&lt;/span&gt; di Giulio Napolitano e Antonio Nicita, Il Sole 24 Ore, 13.10.09)&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255); font-style: italic;"&gt;In altri termini, l'idea che il coordinamento dell'azione economica sia monopolizzato dal mercato (per di più nell'illusione che sia capace di  autoregolarsi, essendo svincolato da ogni forma di controllo statale o sociale) è del tutto falsificata dalla realtà dei fatti. Questa constatazione ha un chiaro riflesso sui fondamenti filosofici e concettuali dell'economia: chi potrà ancora affermare che l'&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt;economics&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255); font-style: italic;"&gt; basti a sé stessa e non debba invece fare ritorno nel grande alveo delle scienze sociali?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height: normal; font-family: georgia;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-3113454027411752205?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/3113454027411752205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2009/10/quellaria-nuova-istituzionalista-che.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/3113454027411752205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/3113454027411752205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2009/10/quellaria-nuova-istituzionalista-che.html' title='Il Nobel a Ostrom e Williamson, ovvero... quell&apos;aria nuova istituzionalista che investe la teoria economica'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/StTX4HhIOzI/AAAAAAAAAOQ/jg_QaHlLwCw/s72-c/elinor+ostrom2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-6665133946130207574</id><published>2009-03-31T00:15:00.013+02:00</published><updated>2009-03-31T20:00:59.769+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ronald Dore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crisi'/><title type='text'>Origini della crisi/ La finanziarizzazione dell'economia mondiale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://farm4.static.flickr.com/3256/3162781654_81d0ea94c6.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 313px; height: 161px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3256/3162781654_81d0ea94c6.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[Foto di &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/33983328@N08/3162781654/"&gt;Asuransiprudential&lt;/a&gt; su Flickr]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Propongo un articolo particolarmente utile per capire gli aspetti finanziari della crisi economica mondiale. Siamo di fronte all'ultimo stadio di una rincorsa secolare che ha visto alla fine prevalere l'economia finanziaria sull'economia reale. La liberalizzazione dei flussi di capitale e la preminenza dei servizi finanziari (specialmente negli USA e in Gran Bretagna) hanno avuto una serie di effetti sul versante reale dell'economia, in relazione all'occupazione, ai consumi, alla produzione e alle strategie d'impresa. C'è da rilevare, tuttavia, il peso dell'egemonia culturale sottesa alla finanziarizzazione dell'economia, fondata sull'esclusione di qualsiasi intervento pubblico, sulla mistica del&lt;span style="font-style: italic;"&gt; laissez-faire&lt;/span&gt;, sul brevissimo respiro delle scelte aziendali, orientate in modo prevalente a beneficiare azionisti e management.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando alla crisi dovuta allo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare americano e alla correlata proliferazione di titoli derivati inesigibili, occorre mettere in luce quanto viene invece  spesso colpevolmente sottaciuto o dimenticato: bisogna infatti partire dall'analisi dell'economia reale, dai profondi disequilibri che hanno permeato negli ultimi 30 anni il mercato del lavoro nel modello capitalistico americano, se si vuole almeno tentare di capire le origini profonde della crisi in atto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'illusione di creare sviluppo tramite una vasta deregolazione del mercato del lavoro, concretizzatasi nella riduzione generalizzata dei salari per gli strati popolari, ha determinato - affinché il meccanismo della crescita dei consumi non si arrestasse - la necessità di drogare l'economia con il ricorso sistematico ai redditi da capitale (in un periodo di rialzi costanti degli indici azionari di borsa) e ai prestiti facili delle finanziarie, per far quadrare i bilanci delle famiglie e garantire loro un tenore di vita non dissimile da quello del passato. Alla fine l'organismo non ha retto alla somministrazione crescente del dopante finanziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questa evidenza mette in seria discussione la validità concreta del modello americano (di quel tipo di capitalismo che è stato definito "anglosassone") e rischia di comprometterne in maniera definitiva l'egemonia culturale. E' lo stesso modello che alcuni autorevoli economisti, sulle colonne dei principali giornali italiani, continuano a proporre come l'unico in grado di aumentare ricchezza e benessere per la collettività. Mi chiedo: che differenza c'è fra la cieca adesione alle ideologie comuniste di un tempo e l'ottusa pretesa di reiterare una visione dell'economia che con la crisi americana è andata in pezzi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://aib.msu.edu/graphics/fellows/eminent_dore.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 120px; height: 150px;" src="http://aib.msu.edu/graphics/fellows/eminent_dore.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;Ronald Dore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;A questo proposito e' utile leggere &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://icc.oxfordjournals.org/cgi/content/full/17/6/1097"&gt;"Financialization of the Global Economy"&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;,***&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;scritto da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ronald Dore&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;,&lt;/span&gt; celebre interprete controcorrente del successo nipponico degli anni '80 (cfr. l'ossimorico &lt;a href="http://books.google.com/books?id=WkmrAAAAIAAJ&amp;amp;dq=%22Dore%22+%22Flexible+rigidities%22&amp;amp;printsec=frontcover&amp;amp;source=bl&amp;amp;ots=jZ6dtGsKut&amp;amp;sig=V2VO2Osdxnnt1J4d8E3TA556ac0&amp;amp;hl=it&amp;amp;ei=QE_RSdi1GMSN_Qa6pfzZCQ&amp;amp;sa=X&amp;amp;oi=book_result&amp;amp;resnum=1&amp;amp;ct=result"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Flexible Rigidities&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un sociologo economico che utilizza i metodi di studio comparativi per analizzare i differenti capitalismi nazionali (significativo a questo proposito lo studio del 2000: &lt;i&gt;&lt;a href="http://books.google.com/books?id=Xa0FwrnkWHQC&amp;amp;pg=PP1&amp;amp;dq=%22Stock+Market+Capitalism,+Welfare+Capitalism%22&amp;amp;hl=it"&gt;Stock Market Capitalism, Welfare Capitalism&lt;/a&gt;&lt;a href="http://books.google.com/books?id=Xa0FwrnkWHQC&amp;amp;pg=PP1&amp;amp;dq=%22Stock+Market+Capitalism,+Welfare+Capitalism%22&amp;amp;hl=it"&gt;: Japan and Germany versus the Anglo-Saxons&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;, &lt;/span&gt;tradotto dal Mulino nel 2001 con il titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Capitalismo della borsa o capitalismo del welfare?&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli argomenti trattati e la metodologia scientifica applicata, possiamo senza dubbio collocare Ronald Dore all'interno della prospettiva istituzionalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/SdFRv2loMgI/AAAAAAAAANw/ny2efwgMJ9g/s1600-h/cop+dore+flex+rig.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 128px; height: 192px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/SdFRv2loMgI/AAAAAAAAANw/ny2efwgMJ9g/s400/cop+dore+flex+rig.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319122517450306050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;reve nota biografica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ronal Dore è nato nel 1925 a Bournemouth (nel Dorset, sulla Manica). Imparò la lingua giapponese durante la Seconda guerra mondiale e al Paese del Sol Levante ha dedicato tanti anni di studio, a cominciare dal saggio "City Life in Japan" (1958), indagine sociologica su un quartiere di Tokyo. Un'analisi comparata del sistema industriale britannico e di quello giapponese è contenuta volume del 1973 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;British Factory/Japanese Factory&lt;/span&gt;. Due altri suoi libri, tradotti anche in italiano nelle edizioni Il Mulino, sono: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bisogna prendere il Giappone sul serio&lt;/span&gt; (1990), dove il nostro autore spiega il successo competitivo del Giappone nel dopoguerra come effetto dell'etica confuciana, e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il lavoro nel mondo che cambia&lt;/span&gt; (2005), una rilettura dei diversi modelli di capitalismo alla luce della globalizzazione, che riprende una serie di conferenze tenute presso l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) di Ginevra [notizie tratte dal &lt;a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:BKSybMzUSIEJ:www.ilsole24ore.com/fc%3Fcmd%3Dart%26codid%3D20.0.1833517596%26chId%3D30%26artType%3DArticolo%26DocRulesView%3DLibero+Ronald+Dore&amp;amp;cd=2&amp;amp;hl=it&amp;amp;ct=clnk&amp;amp;gl=it&amp;amp;client=firefox-a"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sole 24 Ore&lt;/span&gt;, 21.03.2006&lt;/a&gt;, intervista a Dore sulla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;resilience&lt;/span&gt; giapponese].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Altre risorse&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Una sintetica ma esaustiva presentazione degli studi di Dore è contenuta nella &lt;a href="http://aib.msu.edu/fellow.asp?FellowID=163"&gt;scheda a lui dedicata&lt;/a&gt; nel sito della Academy of International Business [in inglese].&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Alcuni saggi sono leggibili nel &lt;a href="http://cep.lse.ac.uk/_new/staff/person.asp?id=705"&gt;sito della London School of Economics&lt;/a&gt;: in particolare &lt;a href="http://cep.lse.ac.uk/pubs/download/occasional/OP016.pdf"&gt;"Making Sense of Globalisation"&lt;/a&gt; [pdf] è una interpretazione dei processi di globalizzazione propedeutica al più recente articolo che proponiamo.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.alanmacfarlane.com/DO/filmshow/dore_fast.htm"&gt;Lunga intervista filmata&lt;/a&gt; sui temi principali dei suoi studi [in inglese, richiesto adsl, ma c'è la trascrizione]&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;^^^^^^^&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;*** E' il testo completo, in lingua inglese, pubblicato sulla rivista&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Industrial and Corporate Change&lt;/span&gt; del dicembre 2008; la versione italiana è apparsa in contemporanea sulla rivista &lt;a href="http://www.mulino.it/edizioni/riviste/scheda_fascicolo.php?isbn=12198"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stato e Mercato&lt;/span&gt;, dicembre 2008&lt;/a&gt; con commenti di Barba Navaretti e Bragantini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-6665133946130207574?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/6665133946130207574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2009/03/origini-della-crisi-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/6665133946130207574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/6665133946130207574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2009/03/origini-della-crisi-la.html' title='Origini della crisi/ La finanziarizzazione dell&apos;economia mondiale'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3256/3162781654_81d0ea94c6_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-7403908665633312921</id><published>2008-02-03T17:38:00.002+01:00</published><updated>2009-03-31T22:58:54.563+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><title type='text'>I nipotini di Simon: prove tecniche di dialogo.</title><content type='html'>&lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 153);font-family:Georgia;" &gt;Buone notizie per chi pensa che sia possibile (oltre che auspicabile) un incontro fra la scienza &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 153);font-family:Georgia;" &gt;organizzativa e l’economia istituzionale ed evolutiva. Peccato non poter andare a Cipro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 153);font-family:Georgia;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;  &lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.recherche-et-organisation.com/upload/contenu_pages/aut_March.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 242px; height: 207px;" src="http://www.recherche-et-organisation.com/upload/contenu_pages/aut_March.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(102, 102, 102);font-size:85%;" &gt;James March,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102); font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;uno dei padri della teoria organizzativa e della &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;behavioural economics&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;* * *&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;The Fourth &lt;i&gt;Organization Studies&lt;/i&gt; Summer Workshop:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;color:red;"  &gt;Embracing Complexity:&lt;br /&gt;Advancing Ecological Understanding in Organization Studies&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;color:red;"   &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;5&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;–&lt;b&gt;7 June 2008, Pissouri, Cyprus&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;Convenors:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;Kevin J. Dooley&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;, Arizona State University, USA&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Lloyd Sandelands&lt;/b&gt;, University of Michigan, USA&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Haridimos Tsoukas&lt;/b&gt;, ALBA, Greece &amp;amp; University of Warwick, UK&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;Keynote Speakers:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;Michael D. Cohen&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;, University of Michigan, USA, co-author of &lt;i&gt;Harnessing Complexity: Organizational Implications of a Scientific Frontier&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Brian Goodwin&lt;/b&gt;, Schumacher College, UK, co-author of &lt;i&gt;Signs of Life: How Complexity Pervades Biology&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Peter Harries-Jones&lt;/b&gt;, York University, Canada, author of &lt;i&gt;A Recursive Vision: Ecological Understanding and Gregory Bateson&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;Katherine Hayles&lt;/b&gt;, University of California-Los Angeles (UCLA), USA, author of &lt;i&gt;How we Became Posthuman: Virtual Bodies in Cybernetics, Literature and Informatics&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Geoffrey Hodgson&lt;/b&gt;, University of Hertfordshire, UK, Editor-in-Chief of &lt;i&gt;Journal of Institutional Economics&lt;/i&gt;, author of &lt;i&gt;How Economics Forgot History&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Frederick Turner&lt;/b&gt;, University of Texas at Dallas, USA, author of &lt;i&gt;Culture of Hope: A New Birth of the Classical Spirit&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;About the Topic&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-right: 72pt; margin-left: 72pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;"We are observing the birth of a science that is no longer limited to idealized and simplified situations but reflects the complexity of the real world, a science that views us and our creativity as part of a fundamental trend present at all levels of nature."&lt;br /&gt;Ilya Prigogine, &lt;i&gt;The End of Certainty: Time, Chaos, and the New Laws of Nature&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-right: 72pt; margin-left: 72pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;"Once we begin to think in ecological terms, we shall soon learn that every niche or habitat is one of its own kind, and that its demands call for a careful eye to its particular, local, and timely circumstances. The Newtonian view encouraged hierarchy and rigidity, standardization &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;and uniformity: an ecological perspective emphasizes, rather, differentiation and diversity, equity and adaptability."&lt;br /&gt;Stephen Toulmin, &lt;i&gt;Cosmopolis: The Hidden Agenda of Modernity&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;At the end of &lt;i&gt;The Social Psychology of Organizing&lt;/i&gt;, &lt;span style="font-weight: bold;color:red;" &gt;Karl Weick&lt;/span&gt; urges practitioners to "complicate" themselves. A complex practitioner sees patterns, says Weick, a less complex one misses. It is, in effect, a variation of Ashby's law of requisite variety, which Weick often refers to in his book: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;only complexity can cope with complexity&lt;/span&gt;. But Weick directs this particular advice not only to practitioners: organization theorists, too, need to acknowledge the complexity of their object of study – organization(s) – and reflect it in their theoretical frameworks and &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;research designs. Indeed, the entire &lt;i&gt;The Social Psychology of Organizing &lt;/i&gt;may be seen in such terms: how social systems in general, and organizations in particular, might be rethought in terms of processes; &lt;b&gt;how emergence is an irreducible part of organization&lt;/b&gt;; how it is more complex to think in terms of verbs than nouns; and how thinking is complexified when it embraces ambivalence and paradox. &lt;b&gt;Weick invites us to see organization not merely as a system of authoritative allocation of resources, but also as a self-generating pattern – a system of immanently generated order&lt;/b&gt;. His notion of organizing makes this concept suitable for the analysis of socioeconomic phenomena at different levels: from small groups, right up to large-scale processes of socioeconomic change.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Similar themes are echoed in &lt;span style="font-weight: bold;color:red;" &gt;James March&lt;/span&gt;'s work. Issues of &lt;b&gt;ambiguity&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;retrospective sensemaking&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;confused and unstable preferences&lt;/b&gt;,&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;negotiated goals&lt;/b&gt;, and &lt;b&gt;limited &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;b&gt;rationality&lt;/b&gt; have been consistently highlighted in March's research. The vocabulary may be different from that of Weick but the outcome is similar: to obtain a more complex understanding of what organizations are and how they function. For March, &lt;b&gt;rationality is not only bounded but, also, adaptive, contextual and retrospective&lt;/b&gt;. Organizations resemble more garbage cans than neat pyramids. &lt;b&gt;Reason is not omniscient – it is developmental, experiential and embedded in social practices. Ambiguity is part of the human condition; individuals are both observers and participants in the decision making processes they are part of.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ur.umich.edu/0102/Oct01_01/32-3-1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 150px; height: 199px;" src="http://www.ur.umich.edu/0102/Oct01_01/32-3-1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(102, 102, 102);font-family:Georgia;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;K&lt;/span&gt;arl Weick, ovvero l'«organizzare» in evoluzione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: center;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;March and Weick have helped shift organization studies from the "Newtonian style" of abstract formalism, or what philosopher Stephen Toulmin calls "the decontextualized ideal", according to which the sciences at large, and organization studies in particular, should search for the universal, the general and the timeless. The Newtonian style is acontextual and ahistorical: contextual influences upon the phenomenon under study must be turned off so that its intrinsic properties may be reveled; time is reversible, and prediction is symmetrical with explanation. The Newtonian style seeks to dispense with the contingent experience of empirical diversity to identify, under controlled conditions, universal principles. The style of thinking that underlies March and Weick's work is different.&lt;b&gt; It resonates with developments in strands of traditional cybernetics and systems thinking, secondorder cybernetics and, more recently, chaos and complexity science, autopoietic systems, and post-modern philosophy&lt;/b&gt;. According to Toulmin, post-War intellectual, social and technological developments made it increasingly possible to challenge the reductionism involved in the Newtonian ideal and articulate what he calls the "ecological style", a style of thinking that embraces complexity by reinstating the importance of the particular, the local, and the timely. &lt;b&gt;The ecological style acknowledges connectivity, recursive patterns of communication, feedback, nonlinearity, emergence, tacitness, change&lt;/b&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;From an ecological perspective, organizational phenomena are seen to consist not of dissociated collections of parts but of &lt;b&gt;wholes emerging out of the interactivity of constituent parts, embedded in broader wholes, especially societal institutions, interorganizational fields, and technological paradigms&lt;/b&gt;. Organization is not only imposed from outside but is also immanently generated from within – self-organization is an irreducible feature of social systems. &lt;b&gt;The patterns we observe are crucially shaped by initial conditions and path-dependent processes. Organizations cannot escape finitude, historicity and circularity: they reproduce the beliefs and institutional practices of the societies in which they are embedded&lt;/b&gt;. Interacting with their environments, organizations do not confront independent, meaning-free entities but engage in processes whereby organizations create opportunities for understanding themselves, and, in so doing, they shape their links with other organizations in their own image. Individual as well as organizational action is never purely instrumental – it is highly performative. &lt;b&gt;Organizational members are not presented with objective problems but they actively construct the problems they face through the application of the symbols, categories, labels and assumptions contained in the tools they use and the practices they draw upon&lt;/b&gt;. Change is not an epiphenomenon, but deeply involved in the generation of stability. Novelty is not an exception but immanent in the carrying out of routine action. Improvisation is not an optional extra but permeates rule-governed behavior. Situatedness matters. Materiality cannot be discounted. Time and irreversibility are generative of new forms. &lt;b&gt;Unintended consequences cannot be ignored&lt;/b&gt;. Chance and contingencies are critical.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Unlike the Newtonian style, therefore, the ecological style seeks to embrace complexity rather than reduce it; it is sensitive to process, context and time; it makes links between abstract analysis and lived experience; is aware of the realityconstituting (as opposed to merely representational) role of language; accepts chance, feedback loops, and human agency as fundamental features of social life; acknowledges the social and bodily embeddedness of cognition; &lt;b&gt;seeks to make connections&lt;/b&gt; between hitherto opposed notions, such as structure vs. agency, mind vs. body, individuality vs. sociality, organization vs. environment, ideas vs. objects, abstraction vs. materiality, mind vs. body, thinking vs. practice, substance vs. process, knowable vs. unknowable, explicit vs. tacit, rationality vs. politics, substantive vs. symbolic, formal knowledge vs. experiential knowledge, system vs. lifeworld.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;The commanding vision of the ecological style is, to use Gregory Bateson's language, to establish a new unity between mind and nature, or, in Toulmin's terms, a new &lt;i&gt;cosmopolis&lt;/i&gt;. &lt;b&gt;Such an aspiration naturally places a high premium on interdisciplinarity, theoretical cross-fertilization, and conceptual connectivity.&lt;/b&gt; The interconnectedness of the phenomena we study needs to be reflected in disciplinary interconnectedness. &lt;b&gt;Only complexity can cope with complexity&lt;/b&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;In the Fourth &lt;i&gt;Organization Studies &lt;/i&gt;Summer Workshop we aim at exploring further the implications of the ecological style of thinking about organizations and how it might be incorporated in organizational research. &lt;b&gt;Topics and issues&lt;/b&gt; may indicatively include the following:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-right: 36pt; margin-left: 36pt;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia;font-size:100%;"  &gt;Modeling organizations as: complex adaptive systems, far-from-equilibrium systems • Connectionist images/models of organizations • Organizations as living systems • Understanding: path-dependencies; emergence; recursiveness; and embeddedness in organizational phenomena • Secondorder cybernetics, autopoiesis and cyber-semiotic perspectives in organization studies • How order is generated and sustained in social systems • Conceptualizing organizational complexity • How organizations cope with complexity – Understanding organizational change and strategy making in complex terms • Rethinking: rationality; cognition; and power in organizations in complex terms • Herbert Simon, complexity and organization design – Austrian economics, complexity and firms • Chaos &amp;amp; complexity science and organization studies: More than metaphor? • Self-organization in social systems • Routine and novelty in organizations • Ecological communication and organizations • Time, history and complex organizational behavior – Complex theorizing of complex organizations • Capturing complexity through appropriate research designs • The ecological style and post-rationalist philosophy • Phenomenology, pragmatism, process philosophy and complex thinking in organization studies • Complexity and practical reason: Enhancing practitioners' complex thinking • Complexity, ecological understanding and narratives – Complexity, language and aesthetics • Organization studies as a science of qualities.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-7403908665633312921?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/7403908665633312921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2008/02/i-nipotini-di-simon-prove-tecniche-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/7403908665633312921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/7403908665633312921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2008/02/i-nipotini-di-simon-prove-tecniche-di.html' title='I nipotini di Simon: prove tecniche di dialogo.'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-4056458528238434023</id><published>2008-01-21T19:03:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T18:14:26.290+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><title type='text'>La scienza economica come istituzione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mskousen.com/images/trio5300w.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 286px; height: 423px;" src="http://www.mskousen.com/images/trio5300w.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Economisti comparati":&lt;br /&gt;Milton Friedman fra George Stigler e John Kenneth Galbraith&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;(nel fotomontaggio di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;font-size:78%;"  &gt;&lt;span&gt;Mark Skousen)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Studi economici &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;pro business&lt;i style=""&gt; o &lt;/i&gt;pro labour&lt;i style=""&gt;? L’eterna lotta per l’egemonia nel campo dell’educazione economica segna una nuova tappa. Questa volta ne è protagonista il presidente francese Sarkozy. Non basta che l’insegnamento universitario delle facoltà di economia sia già quasi completamente fondato sull’ “&lt;/i&gt;Economics&lt;i style=""&gt;” anglosassone (l’economia marginalista neoclassica) e sia nettamente orientato ad esaltare le virtù del mercato capitalistico: avanza prepotente la necessità di forgiare le giovani menti degli studenti (cittadini votanti al compimento del 18° anno) fin dal liceo. Possiamo considerarlo solo un problema di scontro politico fra sinistra e destra? No, la questione è più complicata. Un’educazione libera da tutele interessate, che dia agli allievi gli strumenti di base per l’analisi critica della realtà, dovrebbe presentare le diverse prospettive in modo comparato. Inoltre, la libertà di insegnamento dovrebbe essere sempre garantita contro le convenienze ideologiche dei governi. D’altra parte, sappiamo molto bene che un sistema culturale egemone non rinuncia facilmente alle proprie prerogative, nonostante le tante vie di aggiustamento e mediazione presenti in un sistema democratico, tanto più sul terreno della conoscenza economica. E’ in questione, in altri termini, la formazione delle griglie interpretative fondamentali usate dai cittadini per giudicare l’adeguatezza delle classi dirigenti, la condotta dei governi e – dettaglio non trascurabile – il proprio ruolo nella società.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Sarkò riscrive i manuali&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;“Più capitalismo al liceo”&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Una commissione revisionerà i libri di economia troppo “à gauche”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Parlano solo di disoccupazione e incitano all’odio per le imprese”&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 12pt 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b&gt;DOMENICO QUIRICO&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;CORRISPONDENTE DA PARIGI &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="margin: 12pt 0cm 0.0001pt;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il progetto di riforma sta provocando&lt;br /&gt;la rivolta dei professori&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vignetta dal titolo «diseguaglianza dei salari» &lt;span style=""&gt;seguito&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;da un intrigante punto interrogativo: nella parte alta un tipo &lt;i style=""&gt;chic&lt;/i&gt;, soddisfatto evidentemente della vita, seduto nella poltrona di un aereo pigia, vispo, sui tasti di un computer. Una dicitura lo esplica come «quadro aziendale superiore in partenza per Rio in viaggio di affari». Nella canonica nuvoletta viene iscritto il suo pensiero: «Vediamo come vanno le mie &lt;i style=""&gt;stock options&lt;/i&gt; prima di arrivare a destinazione». Si deduce che vanno benissimo. A fianco un’altra vignetta: una ragazza in tuta pulisce la sala di attesa dell’aeroporto. Primo pensiero della faticatrice : «Dopo la fine del turno di lavoro devo ricordarmi di far convalidare la mia riduzione per il treno di &lt;i style=""&gt;banlieue&lt;/i&gt;». Seconda nuvoletta: «Bella mia! Piantala di sognare, non sei più in disoccupazione, adesso ti tocca il salario minimo». Contrasto un po’ schematico ma efficace. Infine un altro disegno, con il titolo «L’offerta e la domanda». Siamo dunque nei cuore stesso della scienza economica, fin dai tempi in cui Adam Smith si affaccendava a spiegare quali vantaggi ci offra la virtuosa avidità del fornaio e del birraio. L’esemplificazione è un diagramma che illustra il circuito della cocaina, dalla giungla colombiana fino ai consumatori finali negli Stati Uniti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pagine tratte da una edicola della Corea del Nord? Sono manifestini di propaganda del partito di Besancenot, il &lt;i style=""&gt;tèlé-Saint-Just &lt;/i&gt;dell’antimondialismo francese? No, sono due tra i più diffusi manuali di economia su cui sudano gli studenti dei licei francesi. Due esempi che offrono il gusto del taglio e degli umori prevalenti: di fiele. Si parla soprattutto di precarietà e disoccupazione, lo sciopero viene dipinto con toni dannunziani, i manager e i padroni delle aziende vengono invece tinteggiati come affamapopoli, nelle definizioni non si sprecano certo le &lt;i style=""&gt;nuances&lt;/i&gt;. Per esempio: «I responsabili dell’economia continuano a affermare che i progressi tecnologici portati dalla terza rivoluzione industriale avranno effetti positivi, ma questa teoria è una magra consolazione per la gran massa di lavoratori ridotti alla disoccupazione e al sotto impiego». &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;C’è chi si stupisce che con questo dressage scolastico le piazze del Paese non siano ancora tutte in perenne tumulto di barricate. Pensiero molesto, in una epoca in cui il presidente &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;della Repubblica riserva alla produttività dell’economia uno smisurato bigottismo e fustiga il lavorare troppo fiacco dei suoi concittadini. Insomma questi libri di testo scolastici sono troppo &lt;i style=""&gt;gauchistes&lt;/i&gt;, troppo anticapitalisti e sessantottardi: si passi alla revisione. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;La invocano, e radicale, la destra e le imprese che sono certe di aver individuato lì la benzina con cui si alimenta la tendenza scioperistica e ribelle dei francesi. Ma i testi fanno arricciare i peli addosso anche all’ex primo ministro socialista Michel Rocard, che è stato arruolato da Nicolas Sarkozy in una commissione alla quale ha affidato il compito di riflettere sulla evoluzione del mestiere di insegnante. Per Rocard questi testi sono «una catastrofe ambulante», responsabili addirittura «della situazione di stallo in cui versa dialogo sociale in Francia» e «del fatto che l’azione pubblica sia ostacolata dalla assenza nella coscienza collettiva di idee del tipo: la gratuità non esiste, tutto ha un costo». Sommerso dalle lettere indignate degli insegnanti, l’ex primo ministro è stato costretto in seguito a fare marcia indietro nella forma ma persistendo comunque nelle sue idee. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Perché i professori dei licei nella polemica ribattono colpo su colpo; la associazione che li raggruppa, l’Apse, ha replicato con una staffilata: «Le scienze economiche servono a comprendere la società e non a far amare o a far detestare le imprese», aggiungendo che «i libri di testo non sono che uno dei supporti di insegnamento». Non basta a rassicurare i critici di queste impertinenze scolastiche. Così il ministro dell’Istruzione Xavier Darcos ha deciso di passare al setaccio tutti i manuali e i libri dì testi destinati agli allievi delle scuole francesi, la censura di correttezza capitalistica affidata a una commissione presieduta da un economista del Collège de France. Il sarkozismo comincia a riscrivere i libri di scuola? &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 0cm 0.0001pt; line-height: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style=""&gt;La Stampa&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;, 16.01.2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-4056458528238434023?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/4056458528238434023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2008/01/economia-comparata-milton-friedman-fra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/4056458528238434023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/4056458528238434023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2008/01/economia-comparata-milton-friedman-fra.html' title='La scienza economica come istituzione'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-405657377086887206</id><published>2007-12-17T19:21:00.001+01:00</published><updated>2011-05-05T17:42:51.421+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMISTI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VEBLEN'/><title type='text'>Anniversari incrociati: Gramsci  e Veblen</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e9/Veblen3a.jpg/250px-Veblen3a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 220px; height: 290px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e9/Veblen3a.jpg/250px-Veblen3a.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family:georgia;font-size:85%;"  &gt;Thorstein B. Veblen (1857-1929)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-family: georgia;"&gt; &lt;img src="file:///C:/Users/Salz/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-2.jpg" alt="" /&gt;&lt;img src="file:///C:/Users/Salz/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-3.jpg" alt="" /&gt;Quest'anno cadono gli anniversari di due grandi pensatori, Veblen (150° della nascita) e Gramsci (70° della morte). Gramsci cita l'economista americano nei suoi &lt;i&gt;Quaderni del carcere,&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; commentando un articolo scritto da Masoero, dedicato appunto al pensiero di Veblen. Il dirigente comunista si rende conto, sulla base della sintesi che ha potuto consultare, che alcuni concetti sviluppati&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt; da Veblen sono stati fraintesi nel libro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;La gioia del lavoro&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; del socialista belga Henry De Man (oggetto della sua attenzione in questa parte dei &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Quaderni&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;)&lt;/span&gt;. In qualità di recluso nelle carceri fasciste, Gramsci è spesso costretto a ricorrere nei suoi lavori all'uso di fonti indirette, &lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;nonostante l'amico Sraffa si periti di fargli avere libri e riviste che lo tengano aggiornato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Grazie al saggio di Masoero (puntuale, come nota Foresti [1], nel dare conto dell'opera dell'economista americano), Gramsci riesce tuttavia a cogliere alcuni aspetti connotativi del pensiero vebleniano, come la concezione evolutiva dell'economia, il peculiare uso del concetto di “istinto” per spiegare l'innovazione tecnica nelle imprese (&lt;i&gt;instinct of workmanship&lt;/i&gt;) e l'originale tentativo di ricorrere alle categorie dell'antropologia culturale per dare corpo ad una scienza della società concretamente fondata. La sua indicazione del positivismo quale matrice filosofica e metodologica del pensiero di Veblen è però errata: esso è debitore, come mostra Hodgson [2], di Kant e dei pragmatisti americani (James in primo luogo).&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt; L'incolpevole Gramsci intravede inoltre il darwinismo sociale di Spencer dietro l'evoluzionismo di Veblen: in realtà, le due concezioni evolutive sono non soltanto diverse, ma anche contrapposte, in ra&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;pporto all'oggetto della selezione: per Veblen, infatti, sono selezionati gli “oggetti sociali”, i “valori”, i “costumi”, le “idee”, ciò che costituisce la dimensione culturale e istituzionale di una società, mentre Spencer vede nel conflitto sociale l'occasione per sancire la vittoria dei gruppi e degli individui più forti (o più adatti) all'interno di una teorizzazione giustamente tacciata di razzismo. Veblen elabora il primo vero pensiero critico della società americana nel pieno della sua tumultuosa crescita capitalistica; Spencer, al contrario, giustifica il mantenimento di un sistema fondato sullo sfruttamento, le disuguaglianze e le discriminazioni in nome dell'efficienza. Questa forte impostazione critica del pensiero vebleniano ha indotto Gramsci a riconoscervi un'influenza marxiana. E' vero che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Veblen conosceva l'opera di Marx e i successivi contributi dei marxisti, per esserne stato un attento recensore e critico, però ha sviluppato una teoria dell'economia non assimilabile all'impianto marxiano, data l'importanza che attribuisce alle istituzioni nel guidare le attività economiche (c'è dunque una sorta di rovesciamento dello schema causale struttura-sovrastruttura di Marx). Veblen, utilizzando un criterio classificatorio attuale, sarebbe in effetti considerato un &lt;i&gt;radical&lt;/i&gt;, ma di genere non marxista. N&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;el passo di Gramsci che riportiamo qui di seguito, resta s&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ullo sfondo il tema dell'ascesa della grande impresa fordista, con l'applicazione dei metodi tayloristici di organizzazione aziendale, la ricerca di una pianificazione della produzione e del consumo capace di risolvere le irrazionalità del mercato “autoregolato” (messe in evidenza dagli effetti devastanti della “grande depressione”) e il ruolo assunto dai tecnici nella gestione di questi cambiamenti, anche in rapporto alla politica: questioni aperte sulle quali si discuteva accanitamente tanto nel campo capitalista quanto in quello del comunismo sovietico (sul tema cfr. Salsano[3]).&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-family: georgia;"&gt;&lt;b&gt;Note:&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;ol  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;La  relazione di &lt;a href="http://www.unipa.it/aispe/papers/Foresti.doc"&gt;Tiziana  Foresti,&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.unipa.it/aispe/papers/Foresti.doc"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;  Thorstein B. Veblen in Italia nella prima metà del Novecento:  prospettive storiografiche&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;,  è stata presentata alla VIII Conferenza dell'AISPE  (Associazione Italiana per la Storia del Pensiero Economico):  “Economics and Institutions.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Contributions  from the History of Economics”, tenutasi all'Università di  Palermo dal 30 settembre al 2 ottobre 2004. E' molto interessante  perché mostra il tentativo di utilizzare Veblen per dare  consistenza teorica al corporativismo fascista, attraverso una  lettura distorta del suo pensiero.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Geoffrey  Hodgson dedica all'economia istituzionalista di Veble&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;n l'intera  Parte III del suo libro &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;The  Evolution of Institutional Economics. Agency, structure and  Darwinism in American Institutionalism&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;,  London and New York: Routledge, 2004, che è probabilmente, ad  oggi, lo studio contemporaneo più rilevante dedicato  all'istituzionalismo americano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Ingegneri  e politici. Dalla razionalizzazione alla «rivoluzione  manageriale»&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;,  Torino: Einaudi, 1987, raccoglie tre saggi nei quali Alfredo  Salsano, attento studioso di Karl Polanyi, impegnato nel movimento  anti-utilitarista fino alla sua prematura scomparsa, ha studiato il  rapporto fra “razionalità” dei tecnici (o dei managers) e  “razionalità” dei politici (o dei governi) che si è  instaurato a partire dalla crisi mondiale degli anni '30 del  Novecento: le posizioni dei planisti (come De Man), lo studio del  ruolo ese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;rcitato dagli ingegneri nelle imprese (Veblen), la crescita  di una classe di tecnocrati / burocrati (Rizzi e Burnham) sono i  principali temi illustrati in questo breve ma denso libro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: georgia; text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.filosofico.net/gramsci.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 307px;" src="http://www.filosofico.net/gramsci.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-align: center; font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Gramsci (1891-1937)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: georgia;"&gt;Antonio Gramsci, &lt;i&gt;Quaderni del carcere&lt;/i&gt;, Volume secondo, Quaderni 6-11 (1930-1933), edizione critica dell'Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Torino: Einaudi, 2007, pp. 880-81.&lt;/p&gt; &lt;blockquote style="font-family: georgia;"&gt;&lt;p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;Henri De Man&lt;/b&gt;. Da un articolo di Arturo Masoero, &lt;i&gt;Un americano non edonista&lt;/i&gt; (in «Economia» del febbraio 193 l) risulta che&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt; molte opinioni esposte dal H. De Man nella &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;Gioia del lavoro&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;  e quindi anche in altri suoi libri, sono prese dalle teorie dell' economista americano Thorstein Veblen, che ha portato nella scienza economica alcuni principii sociologici del positivismo, specialmente di A. Comte e dello Spencer: il Veblen vuole specialmente introdurre l'evoluzionismo nella scienza economica. Così troviamo nel Veblen l'«instinct of workmanship», che il De Man chiama «istinto creatore». W. James nel 1890 aveva esposto la nozione di un istinto costruttivo («instinct of constructiveness») e già Voltaire parlava di un istinto meccanico. (Cfr questa grossolana concezione dell'«istinto» del De Man con ciò che scrive Marx sull'istinto delle api e su ciò che distingue l'uomo da questo istinto). Ma pare che il De Man abbia preso dal Veblen anche quella sua mirabolante e grossolana concezione di un «animismo» negli operai su cui tanto insiste nella &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;Gioia del lavoro&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;. Cosi il Masoero espone la concezione del Veblen: «Presso i primitivi l'interpretazione mitica cessa di essere un ostacolo e spesso diventa un aiuto per ciò che riguarda lo sviluppo della tecnica agricola e dell'allevamento. Non può che giovare, infatti, a questo sviluppo il considerare come dotati di anima o addirittura di caratteri divini le piante e gli animali, poiché da una simile considerazione derivano quelle cure, quelle attenzioni che possono portare ai miglioramenti tecnici e alle innovazioni. Una mentalità animista è invece decisamente contraria al progresso tecnico della manifattura, all'esplicarsi dell'istinto operaio sulla materia inerte. Cosi il Veblen spiega come, all'inizio dell'era neolitica, in Danimarca la tecnica agricola fosse già tanto avanzata mentre rimase nullo per lungo tempo lo sviluppo della tecnica manifatturiera. Attualmente l'istinto operaio, non più ostacolato dalla credenza nell'intervento di elementi provvidenziali e misteriosi, va unito a uno spirito positivo e consegue quei progressi nelle arti industriali, che sono propri dell'epoca moderna». &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;Il De Man avrebbe preso così dal Veblen l'idea di un «animismo operaio» che il Veblen crede esistito nell' età neolitica, ma non più oggi e l'avrebbe riscoperto nell'operaio moderno, con molta originalità. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt; &lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;È da notare, date queste origini spenceriane del De Man, la conseguenzialità del Croce che ha visto nel De Man un superatore del marxismo ecc. Tra Spencer e Freud, che ritorna ad una forma di sensismo più misterioso ancora di quello settecentesco, il De Man meritava proprio di essere esaltato dal Croce e di vedersi proposto allo studio degli italiani intelligenti. Del Veblen è ann&lt;/span&gt;unziata la traduzione in italiano per iniziativa dell'on. Bottai. In ogni modo in questo articolo del Masoer&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;o si trova in nota la bibliografia essenziale. Nel Veblen si può osservare, come appare dall'articolo, un certo influsso del marxismo. Il Veblen mi pare che abbia avuto anche influsso nelle teorizzazioni del Ford.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p  style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial; font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-405657377086887206?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/405657377086887206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/12/anniversari-incrociati-gramsci-e-veblen.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/405657377086887206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/405657377086887206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/12/anniversari-incrociati-gramsci-e-veblen.html' title='Anniversari incrociati: Gramsci  e Veblen'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-6218556074674608408</id><published>2007-10-30T22:53:00.000+01:00</published><updated>2007-10-30T23:15:59.058+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>Lavoro e organizzazioni in transizione</title><content type='html'>Proseguo la pubblicazione di alcuni contributi sul tema del lavoro nelle organizzazioni contemporanee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RyesomXYkiI/AAAAAAAAAEo/KpzbH3n2HyU/s1600-h/perrone.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RyesomXYkiI/AAAAAAAAAEo/KpzbH3n2HyU/s320/perrone.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5127256514277970466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La lettura che propongo è  l'editoriale di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vincenzo Perrone&lt;/span&gt; (nella foto) apparso sulla rivista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Economia &amp;amp; Management &lt;/span&gt;(n. 5, 2007) con il titolo "La quinta stagione del lavoro".&lt;br /&gt;Lo studioso (ordinario di "Organizzazione aziendale" alla Bocconi) si interroga sul ruolo del lavoro nelle nostre società, all'interno delle quali pare avere perduto la centralità di un tempo.&lt;br /&gt;Ma è proprio così?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scarica il pdf: &lt;a href="http://economiaemanagement.corriere.it/La%20Rivista/Articoli/Pdf_free/EM0705-EDITORIALE.pdf"&gt;Vincenzo Perrone (2007), "La quinta stagione del lavoro", &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Economia &amp;amp; Management&lt;/span&gt;, settembre, n. 5, pp. 3-10&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-6218556074674608408?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/6218556074674608408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/10/lavoro-e-organizzazioni-in-transizione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/6218556074674608408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/6218556074674608408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/10/lavoro-e-organizzazioni-in-transizione.html' title='Lavoro e organizzazioni in transizione'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RyesomXYkiI/AAAAAAAAAEo/KpzbH3n2HyU/s72-c/perrone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-2179815744248744326</id><published>2007-10-26T16:06:00.000+02:00</published><updated>2007-10-30T22:52:56.428+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Appuntamenti'/><title type='text'>Linux Day a Sassari, una panoramica aggiornata sul mondo "open source"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RyH2TmXYkhI/AAAAAAAAAEg/D-JXA_ULj6k/s1600-h/linuxday2007.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RyH2TmXYkhI/AAAAAAAAAEg/D-JXA_ULj6k/s320/linuxday2007.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125648667500909074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sabato 27 ottobre 2007&lt;/b&gt;, per il settimo anno consecutivo, il PLUGS organizza a Sassari il LinuxDay.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dalle ore 9:30&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;puoi trovarci presso la:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;           &lt;b&gt;Facoltà di Scienze&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;         via Vienna&lt;br /&gt;         SASSARI&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Linux Day è una manifestazione nazionale articolata in eventi locali che ha lo scopo di promuovere Linux e il software libero. Il Linux Day è promosso da &lt;a href="http://www.linux.it/"&gt;ILS&lt;/a&gt; (Italian Linux Society) e organizzato localmente dai LUG italiani           e dagli altri gruppi che condividono le finalità della manifestazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questa edizione abbiamo scelto una formula diversa, meno teorica e più pratica, per venire incontro alle necessità di chi si avvicina per la prima volta a Linux.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;Programma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;           L'edizione 2007 del LinuxDay è pensata per chi non ha mai avuto contatti e vuole avvicinarsi al mondo gnu/linux, &lt;b&gt;senza tecnicismi&lt;/b&gt;,           ma prefigurando il tipico utilizzo casalingo o per un piccolo ufficio.&lt;br /&gt;         Sono previste esclusivamente due presentazioni, basate su un sitema &lt;a href="http://www.ubuntu.com/"&gt;ubuntu&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Alle &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ore 10:00&lt;/span&gt; verrà presenta una panoramica su una installazione base, si mostreranno le applicazioni e le utilità           disponibili, seguita da una sessione di dibattito in cui si risponderà ad eventuali domande dei presenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Dopo una breve pausa caffè, alle&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; 11:00&lt;/span&gt;, è prevista la seconda parte del programma, che illustrerà "i motivi"           che rendono preferibile l'utilizzo di un sistema linux, in questo caso ubuntu, rispetto ad altre soluzioni.           Anche in questo caso è prevista la possibilità di rispondere alle domande del pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Seguendo l'idea che anima questo LinuxDay, dalle &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ore 12:00&lt;/span&gt; daremo inizio all'&lt;a href="http://linuxday.plugs.it/installfest.htm"&gt;installfest&lt;/a&gt;,           che durerà fino alle &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ore 19 circa&lt;/span&gt;, ora di chiusura cancelli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-2179815744248744326?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/2179815744248744326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/10/linux-day-sassari-una-panoramica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/2179815744248744326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/2179815744248744326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/10/linux-day-sassari-una-panoramica.html' title='Linux Day a Sassari, una panoramica aggiornata sul mondo &quot;open source&quot;'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RyH2TmXYkhI/AAAAAAAAAEg/D-JXA_ULj6k/s72-c/linuxday2007.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-4102868725896501312</id><published>2007-09-28T20:06:00.000+02:00</published><updated>2007-10-30T22:53:24.710+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>Lavoro creativo per andare oltre l'organizzazione fordista</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.rassegna.it/2007/speciali/articoli/trentin/trentin.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 224px; height: 176px;" src="http://www.rassegna.it/2007/speciali/articoli/trentin/trentin.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-style: italic; font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;Bruno Trentin (1926-2007)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="arial-14" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;Lavoro e conoscenza&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-8" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;di Bruno Trentin&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-8" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-10" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-10" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;a href="http://www.rassegna.it/2002/granditemi/articoli/trentin.htm"&gt;Discorso per la laurea honoris causa, Università Ca' Foscari , &lt;span style=""&gt;Venezia, 13 settembre 2002&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-10" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;[…]Il tema di questo mio intervento riguarda il rapporto fra lavoro e conoscenza.&lt;br /&gt;L’ho scelto perché mi sembra che in questo straordinario intreccio che può portare il lavoro a divenire sempre più conoscenza e quindi capacità di scelta e, quindi, creatività e libertà, proprio perché si tratta soltanto di una &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;potenzialità&lt;i&gt;, di un esito&lt;/i&gt; possibile&lt;i&gt; ma non&lt;/i&gt; certo&lt;i&gt;, delle trasformazioni in atto nelle economie e nella società contemporanea, sta la più grande sfida che si presenta al mondo all’inizio di questo secolo.&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;La sfida che può portare a sconfiggere le vecchie e nuove disuguaglianze, e le varie forme di miseria che dipendono soprattutto dall’&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;esclusione&lt;i&gt; di miliardi di persone da una comunità condivisa.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;1. Non si può dire però che la grande trasformazione del lavoro e del mercato del lavoro, che ha preso le mosse dal salto di qualità registrato, negli anni ’70-’80 del secolo scorso, dalla rivoluzione delle tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni e dai processi di mondializzazione degli scambi, dei saperi e delle conoscenze, abbia trovato, sin dai suoi inizi, una puntuale interpretazione nella letteratura economica e sociale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Pochi sono stati gli osservatori che compresero come Robert Reich che ci trovavamo di fronte ad un processo che, con le sue contraddizioni e disuguaglianze su scala nazionale e su scala mondiale, comportava, non di meno, il tramonto dei modelli fordisti di produzioni rigide e di massa e di un mutamento dell’apporto che il lavoro recava alla ricchezza delle nazioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Molti furono invece gli apologeti acritici di una società post moderna. Come molti furono i profeti di sventura. Ebbe infatti una grande fortuna in Europa e in Italia (come avvenne già nel secondo dopoguerra, di fronte ai processi di automazione della produzione di massa) una letteratura catastrofica e liquidatoria che ha avuto un forte peso sull’opinione pubblica e sulla cultura politica del tempo. Gli anni ’80 e ’90 furono gli anni in cui ebbe un successo insolito "best sellers" come "La fine del lavoro" di Jeremy Rifkin, "Il lavoro, un valore in via di scomparsa" di Dominique Meda, o, per il grosso pubblico, "L’orrore economico" di una scrittrice di romanzi, Viviane Forrester. Questi testi e tanti loro sottoprodotti sembravano dettare i contenuti e le forme di una fine della storia e, per le forze socialiste ed i sindacati, della fine di qualsiasi progetto di società che avesse come uno dei soggetti il mondo del lavoro, le classi lavoratrici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Fu questo, io ritengo, il successo di questa letteratura, uno dei segni più manifesti del ritardo con il quale gran parte della cultura politica europea percepì la &lt;i&gt;qualità&lt;/i&gt; del grande cambiamento che segnò la fine dell’era fordista nella seconda metà del secolo scorso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Non di fine del lavoro si trattava, ma, paradossalmente, nella fase in cui si succedevano i processi di ristrutturazione e di licenziamento di massa, di un’espansione su scala mondiale di tutte le forme di lavoro, a cominciare da quello subordinato e da quello salariato, con un ritmo che non era stato mai raggiunto in passato. Non di fine del lavoro come entità e come valore, si trattava ma di un cambiamento del lavoro e dei rapporti di lavoro e del ruolo che il lavoro svolgeva nell’economia e nelle società dei paesi coinvolti nei processi di mondializzazione. Un cambiamento del lavoro che riguardava, certamente, soprattutto una minoranza, sia pure in forte progresso, dei prestatori d’opera, ma i cui effetti erano tali da investire anche i meno professionalizzati dei lavori esecutivi, e che riproponeva, per un numero crescente di donne e di uomini, il lavoro come fattore di identità; certo, &lt;i&gt;uno&lt;/i&gt; dei fattori di identità, della persona umana.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;2. Infatti &lt;i&gt;la qualità e la creatività del lavoro&lt;/i&gt;&lt;u&gt; &lt;/u&gt;si sono riproposti non solo come la condizione della ricchezza delle nazioni come sostiene Robert Reich ma come fattore insostituibile della &lt;i&gt;competitività&lt;/i&gt; delle imprese. Sempre più fallimentare appare una strategia dell’impresa che punti non alla valorizzazione del lavoro ma alla sua svalorizzazione, alla pura e semplice riduzione del suo costo per competere con le economie meno progredite del pianeta e per ribadire il carattere meramente esecutivo di gran parte del lavoro salariato; per salvaguardare il mito del lavoro come appendice cieca di una classe manageriale pensante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;L’uso flessibile delle nuove tecnologie, il mutamento, che ne discende, nei rapporti fra produzione e mercato, la frequenza del tasso di innovazione e l’invecchiamento rapido delle tecnologie e delle competenze, la necessità di compensarle con l’innovazione e la conoscenza, la &lt;i&gt;responsabilizzazione&lt;/i&gt; del lavoro esecutivo per garantire la &lt;i&gt;qualità dei risultati&lt;/i&gt; faranno, infatti, del lavoro stesso, almeno nelle attività più innovative, il&lt;i&gt; primo&lt;/i&gt; fattore di competitività dell’impresa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Ed essi segneranno il tramonto dello stesso concetto di "Lavoro astratto", senza qualità, –l’idea di Marx e il parametro del fordismo- per fare del lavoro &lt;i&gt;concreto&lt;/i&gt;, del lavoro &lt;i&gt;pensato&lt;/i&gt; e, quindi, della &lt;i&gt;persona&lt;/i&gt; che lavora, il punto di riferimento di una nuova divisione del lavoro e di una nuova organizzazione dell’impresa stessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E questa la tendenza sempre più prepotente che &lt;i&gt;unifica&lt;/i&gt;, in qualche modo, (anche per i nuovi bisogni di sicurezza che le trasformazioni in atto comportano), un mondo del lavoro sempre più disarticolato nelle sue forme contrattuali e persino nelle sue culture; un mondo del lavoro che vive sempre più un processo di contaminazione fra i vincoli di un lavoro subordinato e gli spazi di libertà di un lavoro autonomo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E’ chiaro che parliamo di una tendenza che sembra destinata a prevalere ma che a sua volta si scontra con le forti contraddizioni presenti nella gestione dell’impresa; la quale rimane, in casi molto numerosi, ancorata ad un’organizzazione del lavoro di tipo tayloristico,&lt;i&gt; incapace&lt;/i&gt; di socializzare un processo di conoscenza e di apprendimento. Il fordismo è morto. Il taylorismo no.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Ma nelle imprese tecnologicamente avanzate e con un’organizzazione adeguata all’uso flessibile delle nuove tecnologie, il lavoro che cambia, il lavoro &lt;i&gt;concreto&lt;/i&gt; con i suoi spazi di autonomia e di creatività e con la sua incessante capacità di apprendere, diventa il metro di misura della&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;competitività dell’impresa. In quei casi la flessibilità del lavoro si intreccia con un processo di socializzazione delle conoscenze e con un continuo arricchimento delle competenze dei singoli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;3. E’ bene però distinguere la&lt;i&gt; flessibilità del lavoro come ideologia e la flessibilà del lavoro come realtà&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;L’introduzione delle nuove tecnologie dell’informatica e delle comunicazioni con i mutamenti dei rapporti fra domanda e offerta che sono derivate dal loro uso sempre più &lt;i&gt;flessibile e adattabile&lt;/i&gt;, la rapidità e la frequenza dei processi di innovazione, con la conseguente obsolescenza delle conoscenze e delle competenze, impone senza alcun dubbio, come imperativo legato all’efficienza dell’impresa un uso flessibile delle forze lavoro e una grande adattabilità del lavoro agli incessanti processi di ristrutturazione, che tendono a diventare non più una patologia ma una fisiologia dell’impresa moderna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Questa adattabilità può realizzarsi in due modi: o con un arricchimento e una riqualificazione costante del lavoro e con una mobilità sostenuta da un forte patrimonio professionale, oppure con un ricambio sempre più frequente della mano d’opera occupata o di quella parte che non ha avuto alcuna opportunità di aggiornamento e di qualificazione. E per la maggior parte dei casi, almeno in Italia, di &lt;i&gt;questo tipo&lt;/i&gt; di flessibilità si tratta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Intendiamoci bene, con questo la flessibilità del lavoro &lt;i&gt;non cessa&lt;/i&gt; di essere un imperativo per l’impresa, anche se non esiste come patrimonio individuale della persona che lavora. Ma essa si accompagna ad un enorme spreco di risorse umane e anche di risorse professionali accumulate nel tempo ma che non hanno avuto la possibilità di essere &lt;i&gt;aggiornate,&lt;/i&gt; ed a forme di occupazione precaria e cui corrisponde una regressione delle competenze; alla creazione di un vero e proprio &lt;i&gt;secondo mercato del lavoro&lt;/i&gt;, quello dei "poor works".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Nessun problema quando i poor works coincidono con la prima fase della vita lavorativa e si intrecciano, come accade per molti studenti con il proseguimento degli studi e la formazione, quindi, di nuove competenze. Il problema esiste per l’intera società, e per la coesione della società intorno a valori condivisi, quando i "poor works" coincidono con la creazione di un ghetto dove sono relegati lavoratori precari, lavoratori stagionali, disoccupati strutturali, ai quali viene di fatto &lt;i&gt;preclusa&lt;/i&gt; una mobilità presso attività subordinate o autonome, con maggiori contenuti professionali e quindi con maggiori spazi di autonomia decisionale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E forse per questa ragione, e per rimuovere il problema, che una nutrita letteratura ha fatto la sua comparsa negli ultimi anni associando, con ostinazione, la flessibilità e in modo particolare la flessibilità "in uscita" con l’occupazione, anzi tendenzialmente con la piena occupazione, ignorando anni di riscontri statici che dimostrano come la flessibilità del lavoro &lt;i&gt;è neutra&lt;/i&gt; rispetto al volume complessivo dell’occupazione e che, semmai i suoi effetti possono farsi sentire come carenze di mano d’opera disponibile per occupazioni qualificate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;A mio modesto avviso questa &lt;i&gt;ideologia della flessibilità&lt;/i&gt; ha soltanto contribuito a consolidare le resistenze nei confronti del lavoro che cambia ed a &lt;i&gt;nascondere l’enorme questione che sorge&lt;/i&gt;&lt;u&gt; &lt;/u&gt;&lt;i&gt;nell’era delle trasformazioni tecnologiche dell’informazione&lt;/i&gt;: quello della socializzazione della conoscenza, per impedire, con il "digital divide", la creazione di un fossato sempre più profondo fra chi è incluso in un processo di apprendimento nel corso dell’intero arco della vita e chi è brutalmente escluso dal governo di questo processo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E’ facile vedere che questo diventa un problema maggiore per il futuro della democrazia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si tratta in realtà di &lt;i&gt;riflettere&lt;/i&gt; di fronte a questa sfida e alla minaccia di una profonda frattura sociale fra chi è padrone di un sapere e chi ne è escluso, ai &lt;i&gt;contenuti di un nuovo contratto sociale&lt;/i&gt;, di un nuovo statuto di &lt;i&gt;base per tutte le forme di lavoro, subordinato, eterodiretto o autonomo, partendo dalla consapevolezza che, per un numero crescente di lavoratori, il vecchio contratto sociale è superato.&lt;/i&gt;&lt;u&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;4. Il &lt;i&gt;vecchio contratto sociale&lt;/i&gt;, così come è sancito dal codice civile, prevedeva in sostanza uno scambio &lt;i&gt;equo&lt;/i&gt; fra un salario e una quantità (come tempo) di lavoro (astratto, e senza qualità) sulla base di due presupposti fondamentali –che però non fanno&lt;i&gt; formalmente&lt;/i&gt; parte del patto- :&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;La disponibilità passiva della persona che lavora, non contemplata nel patto formale perché supporrebbe uno scambio di denaro con una "parte" della persona stessa;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;La durata indeterminata del rapporto di lavoro, salvo eventi occasionali o gravi colpe del lavoratore e il premio alla fedeltà e all’anzianità del lavoro per &lt;i&gt;scoraggiare&lt;/i&gt; la mobilità fra un impiego e l’altro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Che cosa emerge dal rapporto sociale che viene in qualche modo plasmato dalle trasformazioni tecnologiche e organizzative dell’impresa?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Primo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt; che il &lt;i&gt;tempo&lt;/i&gt; è sempre meno la misura del salario. La qualità della prestazione di lavoro e l’intervento del lavoratore sono fisiologicamente diversi in un’ora di lavoro rispetto ad un’altra. &lt;i&gt;E’ la fine del lavoro astratto.&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Secondo che l’importanza crescente della qualità e dell’autonomia del lavoro (capacità di selezionare le informazioni e quindi di decidere) comporta anche per i lavoratori esecutivi una responsabilità del risultato, che incombe sulla persona del lavoratore, e non più solo sulla sua disponibilità ad erogare 8 ore al giorno di lavoro, lasciando all’imprenditore l’uso effettivo di quelle 8 ore e l’opportunità di premiare questa fedeltà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;&lt;u&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Terzo&lt;/span&gt;, che viene meno, come corrispettivo di un salario e di una disponibilità passiva della persona, la prospettiva di un’occupazione stabile e in ogni caso di un &lt;i&gt;rapporto di lavoro&lt;/i&gt; stabile. La flessibilità del lavoro fa tendenzialmente scomparire questa certezza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;5. Non è ozioso quindi riflettere ad un nuovo tipo di contratto di lavoro che possa coinvolgere nei suoi principi fondamentali tutte le forme di lavoro subordinato o eterodiretto e tutta la giungla di contratti che prospera con la deregolamentazione selvaggia del mercato del lavoro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si può riflettere ad esempio, di fronte al venire meno della stabilità del posto di lavoro, e alla fine per molti lavoratori, del contratto a tempo indeterminato (che era negli anni passati, il contratto della grande maggioranza) ad uno &lt;i&gt;scambio&lt;/i&gt; fra un salario correlato ad una occupazione flessibile (sia all’interno di un’impresa che all’esterno, nel mercato del lavoro), e l’acquisizione da parte della persona del lavoratore di una &lt;i&gt;impiegabilità&lt;/i&gt;; un’impiegabilità &lt;i&gt;sostanziata da un investimento dell’impresa, del lavoratore e della collettività in una formazione permanente&lt;/i&gt; ed in una politica di riqualificazione, capace di garantire in luogo del posto fisso, prima di tutte un’occasione di mobilità professionale all’interno dell’impresa e, in ogni caso, una nuova sicurezza che accompagni il lavoratore il quale dopo un’esperienza lavorativa possa affrontare in condizioni migliori, di maggiore forza contrattuale, il mercato del lavoro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si può riflettere ancora sul modo in cui riconoscere alla persona &lt;i&gt;concreta&lt;/i&gt;&lt;u&gt;,&lt;/u&gt; che diventa un soggetto responsabile e quindi &lt;i&gt;attivo&lt;/i&gt; e non passivo del rapporto di lavoro, un diritto allo &lt;i&gt;sguardo&lt;/i&gt;, cioè all’&lt;i&gt;informazione&lt;/i&gt;, alla&lt;i&gt; consultazione&lt;/i&gt; e al &lt;i&gt;controllo sull’oggetto del lavoro&lt;/i&gt; (il prodotto, l’organizzazione del lavoro, il tempo di lavoro, il tempo di formazione e il tempo disponibile per la vita privata) &lt;i&gt;di cui essa è chiamata a rispondere&lt;/i&gt;, nel risultato di un’attività che non è più cieca ed irresponsabile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Non costituirebbe forse questo tipo di partecipazione dei singoli o dei gruppi un modo di estendere le &lt;i&gt;forme orizzontali e multidisciplinari di organizzazione del lavoro&lt;/i&gt;, con la partecipazione &lt;i&gt;formata ed informata&lt;/i&gt; di un numero crescente di operatori? E non si riproduce, forse, in questo modo, la necessità di intrecciare l’attività lavorativa con l’attività formativa e con l’attività di ricerca e di costruire&lt;i&gt; forme di organizzazione del lavoro capaci di apprendere&lt;/i&gt;, di rispondere ai nuovi imperativi della conoscenza e di diventare, quindi, organizzazioni che creano conoscenza?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si deve riflettere infine sulla necessità di garantire a tutti i soggetti di un contratto di lavoro e &lt;i&gt;particolarmente a quelli che ricorrono alla miriade di contratti a tempo determinato&lt;/i&gt; od a contratti di collaborazione coordinata e continuativa –ma sempre a tempo determinato- il principio della &lt;i&gt;certezza&lt;/i&gt; del contratto, di un contratto che non può essere &lt;i&gt;revocato&lt;/i&gt; senza l’accertarsi di gravi mancanze da parte del lavoratore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Nelle prestazioni più qualificate si può immaginare addirittura che questo diritto alla certezza del contratto coinvolga &lt;i&gt;tutti e due i soggetti del rapporto di lavoro&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;6. &lt;i&gt;Un nuovo contratto sociale, inclusivo di un welfare effettivamente universale diventa peraltro imperativo&lt;/i&gt; di fronte alle gravi disuguaglianze che contraddistinguono, prima di tutto in termini di opportunità, l’accesso ai servizi sociali fondamentali, a cominciare dalla scuola e dalla formazione e che esistono fra i diversi contratti ed i diversi statuti del lavoro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Ma qui ci troviamo di fronte ad un’altra sfida che richiama in causa il rapporto fra lavoro e conoscenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;La popolazione invecchia rapidamente in Europa e particolarmente in Italia. Nel 2004 la classe di età dei 55-65 anni sorpasserà, in quantità, la classe di età dei 15-25 anni. E cominciano a porsi problemi rilevanti sia per garantire la salute e l’assistenza delle persone più longeve che per garantire un reddito decoroso per i pensionati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Fino ad ora la sola soluzione presa in considerazione da molti governi è stata quella di garantire un &lt;i&gt;minimo di pensione&lt;/i&gt;, al limite della sopravvivenza, &lt;i&gt;all’universo dei cittadini&lt;/i&gt;; per consentire ai più fortunati, quelli che non conoscono interruzioni significative del rapporto di lavoro, il ricorso ai fondi pensione privati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Non sembra che questa, di una riduzione della sicurezza nell’assistenza sanitaria e nel regime pensionistico, sia una soluzione sostenibile nel medio termine a meno di spaccare permanentemente in due il mercato di lavoro e di scontare un aumento, alla lunga insostenibile, dell’esclusione sociale e della povertà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;La sola strada, difficile ma percorribile, per scongiurare una simile prospettiva appare invece quella dell’aumento della&lt;i&gt; popolazione attiva&lt;/i&gt;, in grado di finanziare lo Stato Sociale. Ma questa è ferma in Italia al 50% della popolazione totale, contro il 72-75% dei paesi nordici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Un tale sforzo comporta certamente l’aumento dell’occupazione femminile e l’aumento di un’immigrazione sempre più qualificata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Ma sembra ineludibile la promozione di un &lt;i&gt;invecchiamento attivo&lt;/i&gt; della popolazione, con &lt;i&gt;l’aumento volontario ma incentivato&lt;/i&gt;, dell’occupazione dei lavoratori anziani e quindi dell’età pensionabile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Oggi, invece, da questo punto di vista, la situazione è drammatica per i lavoratori anziani, oltre i quarantacinque anni, gli "over forty five", che sono i primi ad essere licenziati e la cui perdita di lavoro coincide, nella grande maggioranza dei casi, con la disoccupazione strutturale, per un periodo che può andare dai 45 anni ai 60 anni della pensione di vecchiaia. E questa &lt;i&gt;è la prospettiva&lt;/i&gt;&lt;u&gt;,&lt;/u&gt; con la progressiva scomparsa della pensione di anzianità. Fino ad oggi i lavoratori ultra 55enni sono infatti occupati in Italia solo nella misura del 35%! contro il 70% dei paesi scandinavi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;L’aumento della popolazione attiva anche per i lavoratori anziani appare quindi, come la &lt;i&gt;sola alternativa&lt;/i&gt; alla riduzione della tutela pensionistica universale. Ma fare fronte a questa sfida e garantire, al tempo stesso, un rapporto effettivo fra una popolazione più longeva e la vita sociale della comunità, un processo di &lt;i&gt;inclusione&lt;/i&gt; nella vita civile e politica del paese, comporta uno sforzo straordinario nel campo della&lt;i&gt; formazione&lt;/i&gt; e della&lt;i&gt; riqualificazione del lavoro&lt;/i&gt;, uno sforzo che implica, in molti casi, come per gli immigrati e gli anziani, la &lt;i&gt;ricostruzione di un minimo di cultura di base&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si tratta quindi, di immaginare una politica della formazione lungo tutto l’arco della vita, oltre all’obbligo formativo fino ai diciotto anni, capace di&lt;i&gt; modulare&lt;/i&gt; le tecniche di formazione e di apprendistato in ragione dell’età, dell’origine, della cultura di base e del sapere fare dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta infatti di &lt;i&gt;personalizzare&lt;/i&gt; sempre più le pratiche di formazione, per scongiurare numerosi fallimenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;7. La realizzazione dell’obiettivo fissato dall’Unione Europea con il vertice di Lisbona nel 2001, di portare entro il 2010 al 70% il livello medio di occupazione della popolazione totale dell’Unione, di incentivare l’invecchiamento attivo e la riqualificazione dei lavoratori anziani, di favorire, &lt;i&gt;per tutti&lt;/i&gt;, una maggiore mobilità professionale verso l’alto, durante la vita lavorativa, presuppone quindi un radicale cambiamento &lt;i&gt;nella struttura della spesa pubblica e nell’organizzazione del sistema&lt;/i&gt;&lt;u&gt; &lt;/u&gt;&lt;i&gt;formativo: in tutti i Paesi dell’Unione; ma particolarmente&lt;/i&gt; in un Paese come l’Italia, che salvo pochi punti come quelli che abbiamo celebrato oggi resta alla coda, negli investimenti -fra loro inseparabili- &lt;i&gt;per la ricerca e per la formazione&lt;/i&gt;, non solo degli Stati Uniti e della maggior parte dei paesi europei ma persino di alcuni paesi del Sud Est asiatico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Prima di tutto, un radicale cambiamento nelle priorità della spesa pubblica&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt; e nelle forme di incentivazione degli investimenti privati destinati alla formazione e alla ricerca. Questo comporta un rilevante aumento delle spese destinate alla formazione e alla ricerca nei centri di educazione scolastica ed universitaria e al tempo stesso una consistente incentivazione all’investimento nella formazione da parte delle imprese, accompagnata da controlli e sanzioni, nei casi di utilizzi impropri dei finanziamenti pubblici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si tratta infatti di sormontare la riluttanza della maggior parte delle imprese –e soprattutto di quelle meno innovative- ad investire nel fattore umano, quando una parte consistente della mano d’opera ha un’occupazione precaria e quindi provvisoria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E, a questo scopo, sembra inevitabile prevedere per i programmi di formazione, di aggiornamento o di riqualificazione, oltre ad un concorso delle istituzioni pubbliche nazionali e locali, una &lt;i&gt;partecipazione dei lavoratori al loro finanziamento&lt;/i&gt; e quindi un ulteriore legittimazione di un loro diritto di proposta e di controllo sui programmi formativi. Questo significa che la contrattazione del salario e dell’orario di lavoro dovrà prendere in conto –come una specie di "salario in natura" o di "assicurazione per la mobilità professionale"- &lt;i&gt;il concorso dei lavoratori al finanziamento e all’esercizio&lt;/i&gt; delle attività formative interessanti le imprese, a livello aziendale; o nel territorio, per le piccole imprese. L’Unione europea potrà concorrere anche essa, a queste condizioni, al finanziamento delle attività di formazione e ricerca, favorendo tutte le sinergie che possono realizzarsi con altre istituzioni scolastiche o con altre imprese europee.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Per quanto riguarda, invece, &lt;i&gt;l’organizzazione del sistema formativo&lt;/i&gt; sembra divenire di fondamentale importanza la definizione e la sperimentazione di rapporti trasparenti fra gli istituti scolastici e universitari ed il sistema delle imprese nella salvaguardia delle rispettive autonomie. E non mi riferisco soltanto alla formazione professionale. Si tratta, in buona sostanza, di sperimentare sistematicamente la pratica degli "stages" sia per gli studenti che per i docenti. L’insegnamento infatti non è al riparo dell’invecchiamento e dell’obsolescenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si tratta di aprire la scuola secondaria e gli atenei universitari alla partecipazione periodica di docenti provenienti dal mondo dell’impresa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Si tratta infine di dotare le Università dei mezzi e degli organici adeguati per potere svolgere sul territorio un’azione di promozione di esperimenti imprenditoriali, nei quali la ricerca e la formazione ad alte qualificazioni possano svolgere un ruolo decisivo di impulso. E Cà Foscari sta dando esempio di un’autonomia capace di sprigionare esperienze importanti che aprono una nuova dimensione del lavoro di ricerca e formazione dell’Università.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;8. E’ facile però comprendere a questo punto, come l’obiettivo di Lisbona, la costruzione di una società della conoscenza e di nuovi rapporti sistemici fra lavoro e conoscenza non possa essere ridotto ad una questione di soldi o ad una questione organizzativa. Si tratta in realtà di avviare una sorta di rivoluzione culturale capace anche si superare con l’iniziativa politica e sociale le molte inerzie che si frappongono al suo conseguimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Inerzia delle forze politiche che stentano ad individuare in &lt;i&gt;uno Stato sociale incentrato sulla formazione&lt;/i&gt;, la priorità delle priorità di una politica economica e della piena occupazione e che preferiscono magari rincorrere la moda di una riduzione indiscriminata della pressione fiscale, accompagnata, inevitabilmente, da una riduzione delle risorse per scuola, formazione, ricerca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Inerzia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt; di molte realtà &lt;i&gt;imprenditoriali&lt;/i&gt; che privilegiano la flessibilità &lt;i&gt;in uscita&lt;/i&gt; della loro manodopera, rispetto ad un investimento a medio termine in formazione che assicuri un maggiore uso della flessibilità del lavoro all’interno dell’impresa e, in ogni caso, una maggiore occasione di impiegabilità e di rioccupazione per i lavoratori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Inerzia anche nella psicologia di molti lavoratori che vedono spesso con avversione l’impegno in un attività formativa, soprattutto al di là di una certa soglia di età.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Inerzia in alcuni settori della scuola di fronte alla necessità di sperimentare nuove forme di autonomia rimettendo in questione vecchie certezze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E inerzia anche in tanti comportamenti sindacali che tardano a mettere la conquista di un sistema di formazione per tutto l’arco della vita, &lt;i&gt;al centro&lt;/i&gt; della contrattazione collettiva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Ci sarebbe quindi da diventare scettici sulle possibilità di realizzazione delle strategie di Lisbona e sulla possibilità di superare, sia pure gradualmente, quel ritardo di dieci anni che si è accumulato, negli anni ’80, in Europa rispetto alle competitività dell’economia degli Stati Uniti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Ma ci possono essere di conforto due convinzioni: La prima consiste sul fallimento ormai incontrovertibile di quelle politiche dell’occupazione che non passino per la promozione di un’attività formativa del fare e del sapere fare, &lt;i&gt;capace&lt;/i&gt; di completare e di valorizzare la formazione scolastica. E la controprova è rappresentata dal sistema di apprendistato in Germania che ha ridotto ai minimi termini la disoccupazione giovanile di lunga durata. Siamo ormai costretti a compiere certe scelte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;La seconda deriva dall’esperienza che ho vissuto negli anni 70, quando si trattò di sperimentare nel mondo del lavoro salariato e nel mondo della scuola l’accordo sindacale sulle 150 ore di formazione a carico delle imprese per 300 ore di formazione effettiva. Con tutti i suoi limiti, i suoi errori e le sue sbavature, quell’esperienza liberò tali &lt;i&gt;energie&lt;/i&gt; nel mondo della scuola e in quello di lavoratori meno qualificati e consentì di mettere persino alla prova gli elementi di una nuova pedagogia per la formazione degli adulti, da lasciare tracce profonde anche i molti quadri sindacali. Questa esperienza è andata oggi in larga misura dispersa.&lt;i&gt; Ma è stata possibile!&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;E oggi, è possibile liberare, come l’avventura dell’Unione Europea, energie, iniziative, azioni politiche e sociali, simili a quegli degli anni ’70, consapevoli e forti di essere per la nostra economia e la nostra società, senza alternativa credibile (e senza molto tempo davanti a noi, se non vogliamo ripetere, all’inizio di questo secolo, l’esperienza disastrosa, per l’Europa e per l’Italia, degli anni ’80, che aprì un solco rispetto alla competitività degli Stati Uniti)?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Io ne rimango, malgrado tutto, convinto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="arial-9" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;Molte grazie a Voi per avermi concesso questa occasione di dirlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-4102868725896501312?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/4102868725896501312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/09/lavoro-creativo-per-andare-oltre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/4102868725896501312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/4102868725896501312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/09/lavoro-creativo-per-andare-oltre.html' title='Lavoro creativo per andare oltre l&apos;organizzazione fordista'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-8774434593732826587</id><published>2007-09-12T17:03:00.001+02:00</published><updated>2009-03-30T23:49:04.537+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>Il lavoro fra organizzazione e mercato</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questo intervento di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Anna Grandori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; -- &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; font-style: italic;"&gt;direttore del Crora, Centro di ricerca sull'organizzazione aziendale della Bocconi, e docente presso la stessa università -- ha il pregio di fare chiarezza su una tematica dibattuta in modo spesso confuso e viziato da opposti ideologismi. Come dimostra l'autrice, il corpus teorico economico-organizzativo e i risultati empirici accumulati in questi ultimi anni offrono un quadro di riferimento non eludibile per esaminare laicamente la questione della flessibilità del lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="summary"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;L'impiego subordinato? E' più flessibile dell'atipico&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Nello sviluppo moderno di carriera il tempo indeterminato significa sempre meno tempo lungo. La media è già inferiore ai cinque anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;span class="body"&gt;‘Flessibilità’ e ‘tipicità’ sono oggi termini molto, troppo, usati. In particolare, nell’acceso dibattito sui contratti di lavoro, entrambi sono diventati ideologicamente pesanti, oltre ad essere (o &lt;/span&gt;&lt;span class="body"&gt;proprio perché sono) tecnicamente imprecisi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="body"&gt;&lt;br /&gt;L’idea apparentemente condivisa da tutte le parti, favorevoli o avverse che siano, suona così: il mercato è flessibile, l’organizzazione interna è rigida e burocratica; i contratti ‘esterni’ (perché temporanei o non di lavoro dipendente) sono più flessibili, quelli ‘interni’ (perchè ‘subordinato a tempo indeterminato’) più rigidi. Ma questa idea contiene due anomalie, o atipicità, economico-organizzative. Primo, considera solo la flessibilità numerica dell’organico e trascura quella funzionale; secondo, da per scontato che chi entra a tempo indeterminato permanga poi p&lt;/span&gt;&lt;span class="body"&gt;er un tempo indefinito o infinito...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="https://studies2.hec.fr/jahia/webdav/site/hec/shared/sites/doct-mrh/acces_anonyme/image/Grandori.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 100px; height: 119px;" src="https://studies2.hec.fr/jahia/webdav/site/hec/shared/sites/doct-mrh/acces_anonyme/image/Grandori.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Anna Grandori&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="body"&gt;&lt;br /&gt;L’idea che i contratti esterni rappresentino il massimo della flessibilità contrasta con la spiegazione della ragion d’essere del contratto ‘interno’ fornita dal tradizionale pensiero economico-organizzativo. Essa risiede proprio nella flessibilità funzionale del contratto interno: la possibilità di decidere ad hoc a quali compiti e attività lavorare. I diritti e le procedure con cui prendere queste decisioni possono variare – esse possono esser prese unilateralmente da parte del datore di lavoro (la relazione di ‘subordinazione’) o in forma di co-determinazione o di auto-determinazione del lavoratore. Quindi anche la dizione ‘lavoro subordinato’ appare riduttiva e inadeguata per i contratti interni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per contrasto, la rigidità funzionale dei contratti esterni sta proprio nella precisione nel definire le attività, i risultati attesi e i tempi di svolgimento dei progetti. Il fatto che le dinamiche interne alle relazioni industriali, nonché errori di job design, abbiano limitato i vantaggi di flessibilità dei contratti interni per le imprese rendendo l’organizzazione interna ‘meccanica’ anziché ‘organica’, è un fatto storico e contrario alla ragion d’essere dei contratti ‘interni’. Perciò, l’uso della nozione di flessibilità nel dibattito in corso è alquanto...inflessibile, unilaterale e ancorata a fatti storici presi come ‘assunti’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda anomalia consiste in una visione non aggiornata delle motivazioni al lavoro. Il tempo di permanenza medio dei lavoratori in una singola impresa è infatti in caduta libera, anche per loro scelta, ed è un fatto vistoso tra i lavoratori qualificati e i ruoli direttivi. Ma la propensione a cambiare ruoli di lavoro all’interno dell’impresa e tra imprese, come sviluppo professionale, è diffusa anche tra i lavoratori dipendenti esecutivi, anche a tempo indeterminato. La recente indagine del Crora Bocconi ‘&lt;em&gt;Il lavoro contemporaneo: nuove dimensioni delle relazioni e dei contratti di lavoro&lt;/em&gt;’ conferma che la flessibilità del mercato interno del lavoro è possibile - e in effetti assai utilizzata nelle organizzazioni più efficaci - e che di per sé i contratti di lavoro a tempo indeterminato comportano sempre meno relazioni d’impiego a tempo indeterminatamente lungo – la media si sta avvicinando a un numero di anni che si contano sulle dita di una mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RugIRGm_4cI/AAAAAAAAAEY/pNOMtj2_2XY/s1600-h/grandori-cop-organizzazione-comportamento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RugIRGm_4cI/AAAAAAAAAEY/pNOMtj2_2XY/s320/grandori-cop-organizzazione-comportamento.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109342867176808898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="body"&gt;Ciò non significa, naturalmente, che il contratto di lavoro interno sia sempre il migliore e che quindi abbia senso considerarlo ‘tipico’. Anzi, anche questa opposta tesi, contiene varie atipicità o anomalie rispetto alla teoria economico-organizzativa: l’idea che i contratti di lavoro interno siano di un solo tipo; l’idea che le preferenze dei lavoratori siano a favore del lavoro dipendente classico, o che questo debba essere il ‘lieto fine’ di qualunque relazione di lavoro funzionante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indagine del Crora mostra come la natura delle attività regolate dai contratti interni sia molto varia e poco differente da quella dei contratti esterni: fatto che poco giustifica la formalizzazione legale di un solo tipo di contratto interno e di una gran varietà di contratti esterni, e che genera dubbi sulla stessa demarcazione tra ‘interni’ e ‘esterni’. Inoltre, i dati sulle preferenze mostrano come i lavoratori possano essere sensibili a sofisticate compensazioni tra sicurezza d’impiego e assunzione di rischio retributivo, o viceversa di assunzione di rischio di impiego a fronte di indennizzi e garanzie di tipo retributivo. Che siano più teoricamente corretti e concettualmente flessibili i lavoratori che non molte teorizzazioni su di loro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.economiaesocieta.it/Dossier/Lavoro/impiego_subordinato.kl"&gt;Economia e società aperta. Forum internazionale, Milano 9/12 maggio 2007&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-8774434593732826587?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/8774434593732826587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/09/il-lavoro-fra-organizzazione-e-mercato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8774434593732826587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8774434593732826587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/09/il-lavoro-fra-organizzazione-e-mercato.html' title='Il lavoro fra organizzazione e mercato'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RugIRGm_4cI/AAAAAAAAAEY/pNOMtj2_2XY/s72-c/grandori-cop-organizzazione-comportamento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-8636062192648767951</id><published>2007-04-13T19:18:00.000+02:00</published><updated>2007-04-13T19:35:24.179+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><title type='text'>Primo Levi e il mondo della "chiave a stella"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Rh-92H2mtKI/AAAAAAAAADs/jq--1ZCpVn8/s1600-h/primolevi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 434px; height: 162px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Rh-92H2mtKI/AAAAAAAAADs/jq--1ZCpVn8/s320/primolevi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5052966044451648674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Primo Levi (1919-1987)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="catenaccio" style="padding-top: 12px; padding-bottom: 12px;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;In ricordo di un grande scrittore, che con umanità e partecipazione ha raccontato il mondo del lavoro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questa è la mia Torino. La fabbrica dimenticata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Primo Levi e l’ex Siva di Settimo, vi lavorò dal 1947 al 1975&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Mario Baudino - &lt;a href="http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200704articoli/2417girata.asp"&gt;La Stampa.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quando vinse il premio Campiello con «La Tregua» lo aspettarono in sala mensa tutti insieme, i dipendenti della Siva, per fargli una grande festa. Finì che cantarono «Rosamunda», mentre lui sorrideva timido. Era il settembre del ’63, e la fabbrica chimica dove lavorò dal ’47 al ’75, diventandone molto presto direttore, viveva i suoi anni di grande espansione, il suo miracolo economico. Producevano smalti per rivestire cavi elettrici, stava al centro di un reticolo di manifatture analoghe che realizzavano i vari pezzi della filiera e vendeva in tutto il mondo: soprattutto in Unione Sovietica, con grande soddisfazione degli operai comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Quelli più «fedeli» potevano accogliere trionfalmente le delegazioni commerciali in trasferta dalla patria del socialismo, e all’occorrenza magari trafficare un poco in caviale del Volga. C’era un grande via vai, davanti ai cancelli di via Leinì 84, a Settimo Torinese, dove i camion cambiavano marcia per affrontare il sovrappasso sull’autostrada; il traffico era impetuoso, giovane e puzzolente, i fumi, gli odori, il rumore erano quelli dell’industria fordista, delle città fabbrica, della «chiavi a stella» e dell’orgoglio operaio. Oggi, a vent’anni dalla morte di Primo Levi - che com’è noto si tolse la vita nella sua casa di corso Re Umberto l’11 aprile dell’87, gettandosi dalla tromba delle scale - questo, fra tutti i luoghi dello scrittore, è forse il primo da visitare per misurare distanze e resistenze. Il ponte non c’è più, è stato sostituito da un immenso cavalcavia un centinaio di metri più oltre, e questo tratto di via Leinì si interrompe bruscamente davanti al muro della linea ad alta velocità. Non ci passa più nessuno, salvo gli abitanti del quartiere che se ne vanno a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Rh--kX2mtLI/AAAAAAAAAD0/Dy75vH5v78I/s1600-h/primolevi-fabbricasiva01g.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Rh--kX2mtLI/AAAAAAAAAD0/Dy75vH5v78I/s320/primolevi-fabbricasiva01g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5052966839020598450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;L'ex Siva di Torino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La fabbrica è chiusa dal ‘99. Resta l’edificio, con una savana di rovi e macerie all’interno del suo perimetro, a fronteggiare un giardinetto e un monumento ai partigiani. Tutti se la ricordano, però, l’ex Siva. Non tanto per Primo Levi, ma perché era un’istituzione. Negli anni qualcuno è passato a chiedere notizie dello scrittore, affacciandosi al «Caffé osteria da Gigi», proprio di fronte all’ingresso dello stabilimento, ma i gestori non hanno fatto in tempo a conoscerlo. Levi andò in pensione nel ‘75, ne è passato di tempo. Questo angolo dimenticato di Settimo sembra il monumento alla memoria cancellata, anche se in realtà esiste un progetto di trasformare la palazzina uffici in una sede del futuro «Centro Primo Levi», in sintonia con il Museo Diffuso della Resistenza e della Deportazione (a Torino, in via dei Quartieri), che ha organizzato diverse manifestazioni in città per ricordare l’autore di «Se questo è un uomo», fino a maggio. Sarà l’occasione anche per rivedere «Se questa è una fabbrica», un film documentario di Gianni Bissaca, che proprio nell’ex Siva aveva portato un suo spettacolo, «Sul fondo» da cui è nato il film. Bissaca si è innamorato di quei muri. Li conosce bene. Per esempio, ha scoperto il piccolo mistero degli ornamenti liberty che ingentiliscono la palazzina-uffici, costruita peraltro dopo la guerra: sono gli infissi e i balconi di una casa bombardata in via Cibrario. Chissà, forse era vicina al civico 65, dove nel 1916 morì Guido Gozzano; e non ci sarebbe da stupirsi, i grandi scrittori torinesi talvolta si mandano strani messaggi. Quello che ha lasciato Levi, qui, sul luogo della sua professione, è chiaro: «Per scrivere, non ho mai rubato un’ora al mio lavoro», ha ribadito più volte. Anzi, come testimoniò dopo il Campiello, il lavoro in fabbrica «era concreto e mi dava sicurezza... l’idea di lasciarlo e di dedicarmi a scrivere mi era lontana». Quand’era alla Siva non voleva distrarsi, anche se, come ripetono tutti, c’era quello sguardo che andava sempre lontano, indefinibile, smarrito. «Gli occhi non sorridevano», dice un’operaia nel film di Bissaca. Ma era la vita, quella. Primo Levi ci arrivò da un «fabbrica sul lago» (era la Duco di Avigliana, nell’area del dinamitificio Nobel), dove non lo facevano lavorare, dicendogli di stare tranquillo, lui appena tornato dall’inferno, e semmai leggere, o tradurre dal tedesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovò un curioso paesaggio, come ricorda Renato Portesi, suo collaboratore e amico: la fabbrica cui tutti i lettori hanno probabilmente associato il nome di Faussone, il protagonista di «La chiave a stella», era all’inzio quasi «bucolica». C’erano gli olmi e persino un ruscello di fronte all’ingresso, «dove stormivano pacifici anatroccoli». Uno guarda oltre la desolazione di oggi, fa uno sforzo, si disloca all’indietro e intuisce che sì, dev’essere stato un (cauto) amore a prima vista. Come tutti gli amori, non del tutto spiegabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-8636062192648767951?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/8636062192648767951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/04/primo-levi-e-il-mondo-della-chiave.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8636062192648767951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8636062192648767951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/04/primo-levi-e-il-mondo-della-chiave.html' title='Primo Levi e il mondo della &quot;chiave a stella&quot;'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Rh-92H2mtKI/AAAAAAAAADs/jq--1ZCpVn8/s72-c/primolevi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-350698298579353531</id><published>2007-03-02T13:28:00.000+01:00</published><updated>2007-03-02T13:36:14.031+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><title type='text'>Metodi di ricerca qualititiva</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(102, 51, 255); font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Propongo una risorsa utile per introdurre il tema dei metodi di ricerca qualitativa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Research Methods&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;      Material in this page was produced for Research Method day held at Sjökulla    26.11.2001.&lt;br /&gt;     All &lt;i&gt;slides &lt;/i&gt;are in Power Point format and all &lt;i&gt;documents &lt;/i&gt;  are   in MS Word format.&lt;br /&gt;  &lt;h2 style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Constructive Research&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;   &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Slides&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Constructive_Research/constructive_research.ppt"&gt;Constuctive Research&lt;/a&gt;   &lt;br /&gt;Authors: Casper Lassenius, Jari Vanhanen, Timo Soininen.&lt;br /&gt;Refences:&lt;br /&gt;[1] Kasanen, Eero, Lukka Kari, and Arto Siitonen. 1993. The Constructive Approach in Management Accounting Research. Journal of Management Accounting Research, 5 (1), pp. 243-263.&lt;br /&gt;[2] Shaw, M. 2001. The Coming-of-Age of Software Architecture Research. Proceedings of ICSE-2001, pp. 657-664. Los Alamitos, CA: IEEE Computer Society Press.&lt;br /&gt;  &lt;h2 style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Case Study&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;   &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Documents&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Case_Study/Case%20Study%20Research.doc"&gt;Case Study Research&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;  Author: Jarkko Pyysiäinen&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Robert K. Yin. 1994. Case Study Research Design and Methods&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Case_Study/Building%20Theories%20from%20Case%20Study%20Research.doc"&gt;      Building Theories from Case Study Research&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;Author: Mika Mäntylä&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Kathleen Eisenhardt. 1989. Building Theories from Case Study Research. Academy of Managament Review Vol. 14 No. 4 pp. 532-550&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Case_Study/Designing%20Case%20Studies.doc"&gt;Designing Case Studies&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Author: Mika Mäntylä&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Colin Robson. Real World Research pp. 146-166&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Case_Study/case_tutkimus_maria.doc"&gt;Case Study (Patton, Keating)    &amp; Case Study Method&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Author: Maria Paasivaara&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Keating, Patrick J. A Framework for Classifying and Evaluating the Theoretical Contributions of Case Research in Management Accounting. Journal of Management Accounting Research, Fall 1995, Volume 7.&lt;br /&gt;[2] Patton, Michael Quinn. Qualitative Evaluation and Research Methods. Second edition, Sage Publications, 1990.&lt;br /&gt;[3] Case Study Method. Edited by Roger Gomm, Martyn Hammersley, and Peter Foster, Sage Publications, 2000  &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Slides&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Case_Study/Case%20Study%20Research%202611.ppt"&gt;Case Study Research&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Authors: Maria Paasivaara, Jarkko Pyysiäinen, Mika Mäntylä&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Keating, Patrick J. A Framework for Classifying and Evaluating the Theoretical  Contributions of Case Research in Management Accounting. Journal of Management  Accounting Research, Fall 1995, Volume 7.&lt;br /&gt; [2] Patton, Michael Quinn. Qualitative Evaluation and Research Methods. Second edition, Sage Publications, 1990.&lt;br /&gt; [3] Case Study Method. Edited by Roger Gomm, Martyn Hammersley, and Peter Foster, Sage Publications, 2000&lt;br /&gt;[4] Robert K. Yin. 1994. Case Study Research Design and Methods&lt;br /&gt;  &lt;h2 style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Action Research&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;   &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Slides&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Action_Research/Action%20Research.ppt"&gt;Action Research&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  Author: Kristian Rautiainen, Soile Pohjonen&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Cummings, Thomas G., and Huse, Edgar F., Organization Development and Change. 4th edition, 1989. (Kirjastossa, en muista oliko Kauppis vai TuTa)&lt;br /&gt;[2] Handbook of Action Research, Peter Reason and Hilary Bradbury (editors), Sage Publications, 2001. (TuTan kirjastossa)&lt;br /&gt;[3] Schein, Edgar H., Process Consultation Volume II: Lessons for Managers and Consultants. Addison-Wesley, 1987. (Jarnolla henkilökohtainen kirja hyllyssä)&lt;br /&gt;[4] Stringer, Ernest T., Action Research. 2nd edition, Sage Publications, 1999. (Catalla kirja hyllyssä)&lt;br /&gt;  &lt;h2 style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Qualitative Interviewing&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;   &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Slides&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Interviews/Interviews.ppt"&gt;Qualitative Interviewing&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  Author: Maaret Pyhäjärvi&lt;br /&gt;References: ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Interviews/Constructing%20_questions_for_interviews_&amp;_questionnaires.ppt"&gt;  Constructing  questions for interviews &amp; questionnaires&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;Author: Mikko Raatikainen&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] William Foddy, Theory and practice in social research&lt;br /&gt;  &lt;h2 style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Analysis and Interpretation of Qualitative Data&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;   &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Documents&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Qualitative/VeTOSEMS_qualitative_summary_kkv_jvahanii_01.doc"&gt;Summary on Analysis and   Interpretation of Qualitative Data &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  Authors: Jarno Vähäniitty, Kerttuli Visuri&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt;[1] Miles, M., Huberman, M.: Qualitative Data Analysis. Sage 1994.&lt;br /&gt;[2] Eskola, J., Suoranta, J.: Johdatus laadulliseen tutkimuseen, Vastapaino 2000.&lt;br /&gt;[3] Järvenpää, E., Kosonen, K.: Johdatus tutkimusmenetelmiin ja tutkimuksen tekemiseen, TKK/Libella 1997.&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Slides&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;a href="http://www.soberit.hut.fi/%7Emmantyla/work/Research_Methods/Qualitative/VeTOSEMS_qualitative_kkv_jvahanii_02.ppt"&gt;Analysis and   Interpretation of Qualitative Data&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;  Authors: Jarno Vähäniitty, Kerttuli Visuri&lt;br /&gt;References:&lt;br /&gt; [1] Miles, M., Huberman, M.: Qualitative Data Analysis. Sage 1994.&lt;br /&gt; [2] Eskola, J., Suoranta, J.: Johdatus laadulliseen tutkimuseen, Vastapaino 2000.&lt;br /&gt; [3] Järvenpää, E., Kosonen, K.: Johdatus tutkimusmenetelmiin ja tutkimuksen tekemiseen, TKK/Libella 1997.&lt;br /&gt;  &lt;div class="footer"&gt;&lt;br /&gt;  &lt;hr size="1"&gt;Page maintained by: &lt;a href="mailto:mmantyla@soberit.hut.fi"&gt;     Mika Mäntylä &lt;mmantyla@soberit.hut.fi&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-350698298579353531?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/350698298579353531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/03/metodi-di-ricerca-qualititiva.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/350698298579353531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/350698298579353531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/03/metodi-di-ricerca-qualititiva.html' title='Metodi di ricerca qualititiva'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-6553611142733367343</id><published>2007-01-16T17:48:00.000+01:00</published><updated>2007-12-21T17:11:42.852+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMISTI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VEBLEN'/><title type='text'>2007, anno vebleniano</title><content type='html'>Nel corso di questo 2007 vorrei approfittare della celebrazione dei 150 anni trascorsi dalla nascita di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Thorstein Veblen (1857-1929) &lt;/span&gt;per fare una ricognizione -- certo non esaustiva ma spero pertinente -- su vita, opere e pensiero del fondatore dell'economia istituzionalista (non limiterei la portata del suo contributo agli Stati Uniti e, quindi, alla sola fondazione della Scuola istituzionalista americana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Ra3jt3BUJdI/AAAAAAAAAB4/IPm6-JbnzGA/s1600-h/veblen-cop-testo-norvegese-light.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 142px; height: 205px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Ra3jt3BUJdI/AAAAAAAAAB4/IPm6-JbnzGA/s200/veblen-cop-testo-norvegese-light.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5020919536591054290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il primo giornale che ne ha parlato (proprio alla fine dello scorso anno, precisamente il 17 dicembre, nella rubrica di Maria Cristina Marcuzzo dedicata alla storia del pensiero economico) è stato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il Sole 24 Ore&lt;/span&gt; nel suo inserto domenicale. Una mezza colonna che in modo succinto prende in considerazione le tesi della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Teoria della classe agiata&lt;/span&gt; e il concetto di istituzione proposto da Veblen, riportando inoltre alcuni aneddoti sulla sua vita privata. Poco, ma sempre meglio di niente. (Sia detto per inciso, nella stessa pagina trovo l'ultima fatica di North recensita da Legrenzi, che è un ottimo studioso di psicologia cognitiva, però mi chiedo: dove sono gli economisti "di professione" quando devono confrontarsi con le posizioni scomode degli economisti istituzionalisti?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://veblen.altervista.org/veblen-sole17-12-2006.pdf"&gt;Puoi leggere l'articolo su Veblen scaricando questo file (PDF, circa 300 KB)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://veblen.altervista.org/north-sole-17-12-2006.pdf"&gt;Se sei interessato, scarica la recensione del libro di Douglass North, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il processo di cambiamento economico&lt;/span&gt;, il Mulino, Bologna, 2006&lt;/a&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://veblen.altervista.org/north-sole-17-12-2006.pdf"&gt; (PDF, circa 4MB)&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-6553611142733367343?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/6553611142733367343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/01/2007-anno-vebleniano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/6553611142733367343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/6553611142733367343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2007/01/2007-anno-vebleniano.html' title='2007, anno vebleniano'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/Ra3jt3BUJdI/AAAAAAAAAB4/IPm6-JbnzGA/s72-c/veblen-cop-testo-norvegese-light.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-902275709197527378</id><published>2006-12-18T00:46:00.000+01:00</published><updated>2006-12-18T00:49:46.152+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><title type='text'>Veblen 150 Prize Competition</title><content type='html'>ANNOUNCEMENT OF A MAJOR PRIZE COMPETITION&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thorstein Veblen was born on 30 July 1857. In order to commemorate the 150th anniversary of his birth, the Association for Evolutionary Economics (AFEE) and the European Association for Evolutionary Political Economy (EAEPE) will co-sponsor the Veblen 150 Prize Competition.&lt;br /&gt;Anyone may submit a written work. Those who submit written work will be considered a candidate for the prize.&lt;br /&gt;Candidates will be expected to submit written works on the nature of institutions, the theory of institutional evolution, the philosophical foundations of institutional and evolutionary economics, or the application of institutional or evolutionary theory to economic policy. These themes reflect Veblenian concerns.&lt;br /&gt;Contestants will be divided into two groups: (1) Candidates born on or after 1 January 1973, or currently enrolled PhD students, or candidates who were awarded their PhD on or after 1 January 2003.(2) Candidates who do not qualify under (1) above.&lt;br /&gt;Submitted works may be unpublished, or published no earlier than 2005. Books, articles or PhD theses may be considered. Up to four prizes shall be awarded. For each of group (1) and group (2) there will be up to two prizes of 2,000 GBP each. Candidates must submit their work to Geoff Hodgson, to be received by 30 June 2007.&lt;br /&gt;Submissions must be on a single electronic file (to &lt;a onclick="'parent.popWin(" d="tiscali.it&amp;u=" t="d5079d76d788&amp;l=" to="G.M.Hodgson@herts.ac.uk" href="http://mail.tiscali.it/cp/ps/Mail/IMsgDetails?d=tiscali.it&amp;u=salvozedda&amp;amp;l=it#" target="_blank"&gt;G.M.Hodgson@herts.ac.uk&lt;/a&gt;) or six printed copies of the work (to Prof G Hodgson, The Business School, University of Hertfordshire, Hatfield, Hertfordshire AL10 9AB, UK).&lt;br /&gt;Current Trustees of FEED as well as members of the councils of EAEPE and AFEE in 2006 or 2007 shall be ineligible to enter this competition.The prizes will be judged by a panel nominated jointly by AFEE and EAEPE and by the Foundation for European Economic Development (FEED). The prizes are funded by FEED (a registered UK charity). See &lt;a href="http://eaepe.org/eaepe.php?q=node/view/189" target="_blank" eudora="autourl"&gt;http://eaepe.org/eaepe.php?q=node/view/189&lt;/a&gt; for details.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-902275709197527378?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/902275709197527378/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/12/veblen-150-prize-competition.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/902275709197527378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/902275709197527378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/12/veblen-150-prize-competition.html' title='Veblen 150 Prize Competition'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-8775981878231858625</id><published>2006-12-04T11:14:00.000+01:00</published><updated>2007-12-21T17:14:46.906+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro e Organizzazione'/><title type='text'>BAZAAR GOVERNANCE</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RXRJm3oHLaI/AAAAAAAAAAY/jbZCxoOl2S8/s1600-h/gnu+economy.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5004706018031512994" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RXRJm3oHLaI/AAAAAAAAAAY/jbZCxoOl2S8/s200/gnu+economy.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;&lt;a href="http://su2.info/graphics/gnu_tux/gnu_tux-1600x1200.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div align="left"&gt;Il fenomeno &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt; è esploso negli ultimi anni grazie al successo del sistema operativo Linux. E' un modo di lavorare (essenzialmente basato su internet) che ha permesso ad un'ampia e sempre differenziata comunità di programmatori di mettere in comune alcune risorse (per es. il codice sorgente del software) sulla cui base sviluppare nuove soluzioni, attraverso un processo evolutivo per prove ed errori che finora si è dimostrato molto efficace. Il frutto di questo lavoro partecipativo (tipico esempio di quella che Pierre Lévy ha definito "l'intelligenza collettiva") non esclude la possibilità di un distribuzione commerciale (a patto di mantenere ferme le regole della licenza GPL, &lt;em&gt;GNU General Public Licence&lt;/em&gt;), ma si presta altrettanto bene per una distribuzione gratuita o ad offerta, della quale possono beneficiare le scuole, le comunità a basso reddito, le pubbliche amministrazioni alle prese con problemi di bilancio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;L'economia della &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt; è oggi l'oggetto di numerosi studi che hanno l'obiettivo di capire come riesca a funzionare un sistema nel quale la competizione per il profitto, l'individualismo egoistico, la gelosa difesa della proprietà intellettuale, l'accentramento della progettazione (per es. nelle grandi &lt;em&gt;corporations&lt;/em&gt; dell'industria del software) sono stati accantonati per fare spazio alla condivisione delle risorse, alla cooperazione, alla comune tensione verso il miglioramento del prodotto, all'estrema personalizzazione delle soluzioni (indice di un altissimo decentramento).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;Uno studio recentissimo è stato pubblicato nel numero 10/2006 di &lt;em&gt;Organization Studies. &lt;/em&gt;Si tratta della ricerca -- di impianto neoistituzionalista (economia dei costi di transazione) -- realizzata dai francesi Benoit Demil e Xavier Lecocq, intitolata "Neither Market nor Hierachy nor Network: The Emergence of Bazaar Governance". Il suo interesse sta nel fatto che in modo molto chiaro esplora i meccanismi istituzionali ed organizzativi che consentono agli operatori del mondo &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt; di lavorare insieme, mantenendo le caratteristiche di cui ho accennato in precedenza. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5004632290622909842" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 113px; CURSOR: hand; HEIGHT: 148px; TEXT-ALIGN: center" height="169" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RXQGjXoHLZI/AAAAAAAAAAM/HWFpOShXsKA/s200/geertz.bmp" width="109" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Clifford Geertz (1926-2006)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I due autori battezzano questa forma di regolazione, basata sul contratto GPL, con il nome di &lt;em&gt;bazaar governance&lt;/em&gt; (in omaggio allo studio sull'economia informale di un villaggio marocchino condotto negli anni '70 dall'etnologo Clifford Geertz -- e qui il cortocircuito fra tradizione e futuro è molto suggestivo). Dal confronto con il mercato, la gerarchia e la rete, strutture di governo alternative delle relazioni fra i membri di un sistema economico, emerge che la &lt;em&gt;bazaar governance&lt;/em&gt; si regge su fondamenta quali il basso controllo e la ridotta intensità di incentivazione (a partire dal contratto GPL), che gli economisti ortodossi definirebbero parecchio labili, evanescenti, pericolosamente in bilico fra il fallimento e un funzionamento assai zoppicante. Un Galileo economista dovrebbe però esclamare, ancora una volta: Eppur si muove!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Per approfondire:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://oss.sagepub.com/cgi/content/abstract/27/10/1447"&gt;[abstract]&lt;/a&gt; Benoit Demil e Xavier Lecocq (2006), "Neither Market nor Hierachy nor Network: The Emergence of Bazaar Governance", &lt;em&gt;Organization Studies&lt;/em&gt;, vol. 27, n. 10, pp. 1447-1466.; una &lt;a href="http://dissertation.martinaspeli.net/papers/economics/demil-and-lecocq-bazaar-governance/demil-t-cost-governance.pdf"&gt;versione più ampia dell'articolo&lt;/a&gt; [inglese, .pdf] si trova nell'area open source del MIT. &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Che cos'è il sistema &lt;em&gt;open source&lt;/em&gt;? Che cos'è la licenza GPL (&lt;em&gt;GNU General Public Licence&lt;/em&gt;)? Prime risposte su Wikipedia.it alle voci &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source"&gt;Open source&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licenza_Opensource"&gt;Licenze open source&lt;/a&gt; - &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/GNU_General_Public_License"&gt;GNU General Public Licence&lt;/a&gt; (da notare che la comunità Wiki è un esempio fra i più riusciti di lavoro aperto alla più ampia partecipazione internettiana). La "madre" di tutte le licence GPL è al sito &lt;a href="http://www.gnu.org/licenses/gpl.html"&gt;GNU&lt;/a&gt; [in inglese].&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Che cos'è "l'intelligenza collettiva" di Pierre Lévy? Intervista su &lt;a href="http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy.htm"&gt;MediaMente&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Sintesi del saggio di Geertz [inglese]: &lt;a href="http://faculty.babson.edu/krollag/org_site/org_theory/granovet_articles/geertz_bazaar.html"&gt;Geertz, Clifford. 1978. "The Bazaar Economy: Information and Search in Peasant Marketing." American Economic Review 68:28-32&lt;/a&gt;. Purtroppo Geertz è venuto a mancare il 30 ottobre di quest'anno; aveva 80 anni.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-8775981878231858625?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/8775981878231858625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/12/bazaar-governance.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8775981878231858625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/8775981878231858625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/12/bazaar-governance.html' title='BAZAAR GOVERNANCE'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_KShN8n9O8Dg/RXRJm3oHLaI/AAAAAAAAAAY/jbZCxoOl2S8/s72-c/gnu+economy.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-116265756143181296</id><published>2006-11-04T17:03:00.000+01:00</published><updated>2006-11-14T19:52:39.143+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='TEORIA'/><title type='text'>CONVENZIONI ALLA FRANCESE</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://www.ecn.bris.ac.uk/het/walras/walras.gif"&gt;&lt;img style="WIDTH: 134px; CURSOR: hand; HEIGHT: 172px" height="195" alt="" src="http://www.ecn.bris.ac.uk/het/walras/walras.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;Léon Walras (1834-1910)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La "scuola francese delle convenzioni" ha sviluppato negli ultimi anni uno degli approcci economici più interessanti allo studio delle istituzioni, in contrapposizione diretta alle ipotesi neoclassiche riguardanti la razionalità degli agenti economici e il funzionamento dei mercati.&lt;br /&gt;Nel marzo 1989 la prestigiosa &lt;em&gt;Revue économique&lt;/em&gt; ha interamente dedicato il proprio numero alla "economia delle convenzioni". Lo trovo spesso citato ma in genere è di difficile reperibilità. Con uno dei miracoli che la "rete" ci propone di tanto in tanto, siamo ora in grado di colmare la lacuna. Possiamo infatti leggere questo numero monografico attraverso il portale &lt;a href="http://www.persee.fr/index.do"&gt;Persée&lt;/a&gt;, creato dal Ministero dell'educazione nazionale, dell'insegnamento superiore e della ricerca, per mettere a disposizione del pubblico interessato una buona fetta della produzione francese relativa alle scienze sociali e umane. &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://www.change.freeuk.com/learning/socthink/durkheim.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.cvm.qc.ca/ccollin/portraits/images/durkheim.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 200px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.cvm.qc.ca/ccollin/portraits/images/durkheim.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Emile Durkheim (1858-1917)&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Favorendo la circolazione del sapere oltre le mura delle accademie, la Francia continua a restare fedele alla tradizione di Durkheim e Walras, ed è tuttora in grado -- non casualmente -- di rinnovare il dibattito delle scienze sociali con presenze stimolanti, dalle sociologie di Bourdieu, Boudon, Crozier e Latour, all'economia della regolazione di Boyer e Aglietta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quanto deve imparare l'Italietta pasticciona e inconcludente dai cugini d'oltralpe! (Ma per un bell'esempio da imitare, basterebbe volgere lo sguardo al sito &lt;a href="http://www.sardegnacultura.it"&gt;www.sardegnacultura.it&lt;/a&gt; della regione Sardegna, eccellente raccolta di informazioni e testi che illustra il sapere sviluppato nei secoli dal mio popolo.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da leggere:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.persee.fr/showIssue.do?issueKey=reco_0035-2764_1989_num_40_2"&gt;J.P. Dupuy, F. Eymard-Duvernay, O. Favereau, A. Orléan, R. Salais, L. Thévenot, "L'économie des conventions", numero speciale della &lt;em&gt;Revue Économique,&lt;/em&gt; vol. 40, n. 2, 1989.&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-116265756143181296?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/116265756143181296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/11/convenzioni-alla-francese.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/116265756143181296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/116265756143181296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/11/convenzioni-alla-francese.html' title='CONVENZIONI ALLA FRANCESE'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-116117982334503769</id><published>2006-10-18T15:42:00.000+02:00</published><updated>2007-01-16T19:25:52.333+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><title type='text'>ECONOMIA E PACE NEL NOBEL A YUNUS</title><content type='html'>&lt;a href="http://i.esmas.com/image/0/000/005/147/nobelNT_.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; width: 320px; text-align: center;" alt="" src="http://i.esmas.com/image/0/000/005/147/nobelNT_.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;della serie: profezie auto-avverantesi...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;STORIE DA NOBEL - La vicenda di Muhammad Yunus, fondatore di una banca che offre crediti ai poveri della Terra&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 102, 102);"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;di Sylvie Coyaud (Il Sole 24 Ore, domenica 11.10.1998)&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mercoledì 14 sarà annunciato il premio per l' economia 1998 in memoria di Alfred Nobel; vorremmo sbagliare, ma è improbabile che vada a Muhammad Yunus. Andrà forse a economisti come Myron Scholes e Robert Merton, ricompensati l' anno scorso per delle teorie su come valutare i rischi finanziari, nonché fondatori e direttori della finanziaria Ltcm che a fine settembre era riuscita a perdere 14 miliardi di dollari. Invece non farebbe brutta figura la giuria della Banca di Svezia se scegliesse Yunus.É un economista che scrive di amare i bambini, per aver accudito fratelli e sorelle più giovani. "A casa, appena avevo un momento libero, ne prendevo in braccio qualcuno per coccolarlo. Questa esperienza mi fu oltremodo preziosa nel mio lavoro". Nato nel 1940 a Chittagong, nell' attuale Bangladesh, dopo la laurea Yunus ha fondato un' azienda di imballaggi che è andata a gonfie vele. Avendo dimostrato alla famiglia che era capace di fare l' imprenditore, ha ottenuto una borsa Fulbright per gli Stati Uniti dove ha poi insegnato in diverse università. Nel 1972, torna da professore all' università di Chittagong, il cui campus è accanto a un villaggio: Jobra, un' altra "università" i cui abitanti diventeranno i suoi "docenti".A Jobra, Sofia e i suoi figli patiscono la fame nonostante lei lavori e produca degli sgabelli. Ci sono altre 42 persone come lei: con 27 dollari in tutto, calcola Yunus, potrebbero liberarsi dalla schiavitù dell' usura, comprarsi da sé le materie prime e guadagnare a sufficienza per dare ai figli tre pasti al giorno. Però le banche non prestano mezzo dollaro a testa - ne hanno invece appena versati miliardi per salvare la Ltcm - tanto più che quelle teste non offrono la minima garanzia. Sono donne musulmane, indù o buddiste che non possono presentarsi a uno sportello senza il padre o il marito.E se ci andasse il professore al posto loro?&lt;br /&gt;Gli incontri di Yunus con autorità bancarie sempre più altolocate hanno una comicità surreale: rivelano che gli istituti di credito prestano, solo ai ricchi, denaro pubblico o fornito da enti internazionali che non viene rimborsato perché ogni nuovo governo azzera i debiti per mantenere le tradizionali promesse elettorali. Un vice presidente della Banca Agricola del Bangladesh è però incuriosito al punto di ascoltare il professore, che intanto ha concepito un esperimento di microcredito concordato sulla parola con delle nullatenenti analfabete e perciò incapaci di firmare un modulo. Perché le donne? Perché "si preoccupano di costruire un futuro migliore per i figli, dimostrano maggiore costanza nel lavoro. La povertà e la fame riguardano più loro che gli uomini I QUALI appena hanno un reddito superiore a quello di sopravvivenza, pensano a soddisfare bisogni personali". Le donne sono inchiodate sul posto dai figli, non possono svanire nel nulla delle periferie urbane.La Banca Agricola s' impegna per 4mila dollari e nel 1976 parte l' esperimento Grameen ("villaggio"). Con cautela Yunus, insieme a laureandi debitamente addestrati, comincia a reclutare gruppi di 5 donne. Ognuna riceve pochi dollari e il gruppo è per lei, che spesso è spaventata perché non ha mai visto altro che monete, fonte di coraggio, solidarietà e controllo. Il reclutamento è pericoloso: bisogna superare l' ostilità degli usurai, dei mullah e dei mariti. É faticoso: le donne sono segregate - per fortuna fanno da tramite i bambini che paiono ricambiare l' affetto di Yunus - e le sue studentesse che vanno nei villaggi sono giudicate delle poche di buono. Ma il passaparola funziona. Le donne sanno che se non rimborsano il debito, non ci saranno penali: non potranno contrarne un altro, tutto qui. Poco alla volta, alla "banca" si aggiungono altre iniziative: artigianato, itticoltura, formazione all' uso dei telefonini e di Internet. Grameen ha oggi 14mila dipendenti e opera in 35mila villaggi del Bangladesh. Nel 1997 ha distribuito 500 milioni di dollari suddivisi in circa 4 milioni di prestiti. Segue questi principi: i debitori devono essere i più poveri dei senza terra, quindi preferibilmente donne che rappresentano il 94% dei clienti. Sono loro a decidere cosa fare del denaro e la banca s' impegna ad aiutarle nella loro attività. Gli interessi sono quelli minimi che consentono la totale autonomia di una banca con poche sedi regionali, senza sportelli, né scartoffie. Da quando Grameen si è costituita formalmente come banca nel 1983, viene rimborsata alla scadenza nel 98% dei casi, i prestiti andati a male sono lo 0,5%. É talmente sbalorditivo che esperti internazionali hanno rifatto i conti a più riprese: non credevano alle loro stesse cifre. Con degli incentivi, la banca incoraggia le clienti a risparmiare il 5% del prestito, e il risparmio accumulato le serve a misurare quanto il suo funzionamento contribuisca a sradicare la povertà. Contribuisce: secondo un' analisi commissionata dal governo australiano nel 1996, il 54% delle clienti - con attorno un nucleo familiare di 8/10 persone - supera la "poverty-line", e il 27% ci arriva vicino. Il 19% dei fallimenti è dovuto a malattie, a catastrofi naturali (endemiche nel Bangladesh), o alla morte della capofamiglia. I risparmi sono oggi 108 milioni di dollari. La banca è al 92% di proprietà dei suoi ex-debitori che possono comprare un' unica azione (3 dollari). Il restante 8% è del governo.&lt;br /&gt;Gli interessi, del 20% sul capitale per l' acquisto di un telaio, di una mucca, di materie prime, dell' 8% sul mutuo per la casa, sono pagati a rate settimanali di poche monetine l' una. Nel 1997, hanno prodotto 720mila dollari di profitti, confluiti nel Grameen Trust, una fondazione a sostegno di progetti che migliorano tecniche tradizionali o applicano nuove ricerche scientifiche. Il Trust riceve donazioni, e finanziamenti in cambio di interessi da governi e da privati. Ora ne riceve perfino dalla Banca Mondiale. C' è voluto del tempo perché questa smettesse di trattare Grameen come uno schema piramidale e il suo direttore Yunus come un delinquente o un pazzo. Il libro parla di questo lungo conflitto, e di altri progetti di microcredito nei ghetti del primo mondo e nelle campagne del terzo mondo. Non sono delle copie di Grameen, bensì dei difficili, lenti tentativi di aiutare le società e le culture locali a inventare una propria soluzione. A volte è tardi: sono abituate all' assistenzialismo umanitario, non sanno più come contare sulle proprie forze e su quelle del gruppo. Mentre uno dei principi di Grameen è il rifiuto della carità, e dell' umiliazione che l' accompagna.Il banchiere dei poveri racconta tutto ciò in piccoli quadri naif, molto divertenti. Yunus appare tenace, ironico, pieno di dubbi ma sempre pronto a puntare sul lavoro, sul desiderio di dignità dei poveri. Ammira la loro resistenza nelle circostanze più atroci, la bellezza che sanno infondere nei gesti e negli oggetti quotidiani. Questa l' ha riconosciuta anche la giuria del premio internazionale Aga Khan per l' architettura - solita premiare edifici come il Guggenheim di Bilbao -: nel 1989 ha ricompensato la casa-standard del mutuo-standard (300 dollari su 10 anni). Non era firmata da un architetto: l' avevano progettata e perfezionata negli anni le clienti di Grameen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il libro recensito é :&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Muhammad Yunus, &lt;/span&gt;&lt;em style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Il banchiere dei poveri&lt;/em&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;, Feltrinelli, Milano 1998.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per un approfondimento &lt;/span&gt;(ringrazio un anonimo commentatore per la segnalazione) invito alla lettura di&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt; &lt;/span&gt;due &lt;a href="http://www.libertaria.it/articoli_online/microcredito.htm"&gt;articoli dedicati al microcredito&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt; presenti sul sito &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;della &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;rivista &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;Libertaria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;: il primo è scritto dallo stesso Yunus, mentre il secondo, di Alberto Sciortino, contiene un'interessante analisi critica del fenomeno, che ne evidenzia sia le luci (per es., l'esperienza di Yunus in Bangladesh) sia le ombre (l'applicazione del suo metodo in alcuni altri paesi).&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-116117982334503769?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/116117982334503769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/10/economia-e-pace-nel-nobel-yunus.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/116117982334503769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/116117982334503769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/10/economia-e-pace-nel-nobel-yunus.html' title='ECONOMIA E PACE NEL NOBEL A YUNUS'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-115857668964125489</id><published>2006-09-18T12:01:00.000+02:00</published><updated>2007-12-21T17:13:09.589+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMISTI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SOMBART'/><title type='text'>IL RITORNO DI WERNER SOMBART</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4737/2417/1600/sombart.5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4737/2417/320/sombart.5.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;«Per il capitalismo gli Stati Uniti d'America sono la terra di Canaan: la terra promessa. Infatti soltanto qui sono state soddisfatte tutte le condizioni di cui esso necessita per lo sviluppo pieno e totale della sua natura. Come in nessun altro luogo, Paese e popolo sono stati creati per promuovere insieme, nelle massime forme, la sua evoluzione.» (Incipit di &lt;em&gt;Perché negli Stati Uniti non c'è il socialismo?&lt;/em&gt;, tr. it. di Giuliano Geri)&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;WERNER SOMBART (1863-1941).&lt;/strong&gt; La recentissima pubblicazione di un testo dell'economista tedesco Sombart -- &lt;em&gt;Perché negli Stati Uniti non c'è il socialismo?&lt;/em&gt;, Bruno Mondadori, Milano, 2006 (ed. or. 1916), con prefazione del sociologo Guido Martinotti -- spero possa servire a gettare un fascio di luce su questo studioso che fu amico, ma anche rivale (accademicamente parlando), di Max Weber. Condividevano infatti le stesse tematiche: l'analisi del capitalismo e, in particolare, il ruolo svolto dalle religioni nel corso della sua formazione. Se Sombart guardava con attenzione al cattolicesimo e all'ebraismo quali matrici dello "spirito del capitalismo" (mentalità, valori, propensioni al rischio), Weber invece dava maggiore rilievo al protestantesimo. Tuttavia, sia Weber che Sombart si collocano all'incrocio fra la storia economica, l'economia delle istituzioni e la sociologia. Appartenevano entrambi alla nuova generazione della Scuola storica tedesca. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una curiosità: Sombart ha imposto l'uso scientifico del termine "capitalismo" (non presente in Marx) e ha coniato il concetto di "distruzione creatrice" (poi sviluppato da Schumpeter).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alcuni testi:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il capitalismo moderno&lt;/em&gt;, Utet, Torino, 1967 [&lt;em&gt;Der moderne Kapitalismus&lt;/em&gt;, 2 vols., Leipzig, 1902];&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico&lt;/em&gt;, Guanda, Parma, 1994 [&lt;em&gt;Der Bourgeois&lt;/em&gt;, 1913] -- In rete è disponibile la &lt;a href="http://classiques.uqac.ca/classiques/sombart_werner/le_bourgeois/le_bourgeois.html"&gt;versione francese&lt;/a&gt; a cura della Université del Québec (Chicoutimi), "Les classiques des sciences sociales".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presso l'Archive for the History of Economic Thought, McMaster University (Canada), si può trovare la versione integrale di &lt;a href="http://socserv2.socsci.mcmaster.ca/%7Eecon/ugcm/3ll3/sombart/jews.pdf"&gt;&lt;em&gt;The Jews and Modern Capitalism&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; (pdf, trad. inglese dall'orginale del 1911), opera dedicata al rapporto fra capitalismo ed ebraismo, che al tempo della sua pubblicazione suscitò molte polemiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Su Sombart:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In italiano, sul web, è disponibile una &lt;a href="http://sombart.splinder.com/archive/2004-01"&gt;biografia documentata &lt;/a&gt;che fuga molti luoghi comuni intorno alla presunta adesione al nazismo di Sombart (c'è anche la bibliografia completa dei suoi scritti).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un'altra breve biografia di Sombart, che mi sembra ben fatta, alla voce "&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Werner_Sombart"&gt;Werner Sombart&lt;/a&gt;" su Wikipedia (in inglese).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è anche il riferimento a &lt;a href="http://cepa.newschool.edu/het/profiles/sombart.htm"&gt;Sombart&lt;/a&gt; nella "Storia del pensiero economico" della CEPA New School (in inglese).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sintesi di una relazione riguardante il pensiero di Sombart, scritta da Roberta Iannone: "&lt;a href="http://www.sisp.it/sisp_convegnoannuale_paperroom2.asp?id=477"&gt;Spirito e anima nel capitalismo moderno. L’analisi rimossa di Werner Sombart&lt;/a&gt;" (XX Congresso della Società Italiana di Scienza della Politica, 2006). &lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Perché Sombart è caduto in un oblio quasi totale? Dipende forse dal fatto che decise di rimanere a vivere ed insegnare nella Germania nazista? Eppure i suoi scritti non sono affatto filo-nazisti né antisemiti (al più gli si può contestare uno scivolamento su posizioni conservatrici e nazionaliste); inoltre anche Einaudi, Croce e tanti altri intellettuali hanno fatto lo stesso percorso sotto il fascismo, senza subire il destino di Sombart. Un &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.aston.ac.uk/downloads/lss/Sociology/JClassSoc.pdf"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;articolo apparso sul Journal of Classical Sociology&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt; (pdf, in inglese) tenta di rispondere a questo interrogativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Sombart è invece considerato un "cattivo maestro" dal filosofo Dario Antiseri (di orientamento cattolico liberale), che in un suo articolo dal titolo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.societalibera.org/documdi/documdi_20031113_antiseri.shtml"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;"Le origini socialiste del nazismo"&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt; afferma: «Furono idee come quelle di Sombart a generare il nazismo. E non va occultato il fatto che lo sviluppo delle idee di Sombart è paradigmatico di molti socialisti che si trasformarono facilmente in fascisti e in nazisti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La mia personale opinione è che si possa ancora imparare molto non solo dagli scritti di Sombart, ma anche dalle drammatiche vicende che contrassegnarono l'ultima parte della sua esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;P.S. &lt;/span&gt;L'autore di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://sombart.splinder.com/"&gt;sombart.splinder.com&lt;/a&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;mi ha segnalato&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt; gentilmente un altro contributo su S., scritto da Fiorenza Manzalini: tratta del &lt;a href="http://www.totustuus.biz/users/pvalori/sombart.htm"&gt;rapporto lusso-capitalismo&lt;/a&gt; ma è anche attento a chiarire gli aspetti più controversi della biografia sombartiana  [in italiano]&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-115857668964125489?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/115857668964125489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/09/il-ritorno-di-werner-sombart.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/115857668964125489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/115857668964125489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/09/il-ritorno-di-werner-sombart.html' title='IL RITORNO DI WERNER SOMBART'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-114726014130475865</id><published>2006-05-10T12:30:00.000+02:00</published><updated>2007-12-21T17:13:53.016+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ECONOMISTI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUALITA&apos;'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='JOHN K. GALBRAITH'/><title type='text'>GALBRAITH E' MORTO</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.law.harvard.edu/students/orgs/forum/jkgalb.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://www.law.harvard.edu/students/orgs/forum/jkgalb.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;John Kenneth Galbraith&lt;/strong&gt; ci ha lasciato alla veneranda età di 97 anni: un arco di tempo sufficiente per riflettere criticamente sulle grandi trasformazioni del '900 e sui primi avvenimenti del nuovo secolo (ha fatto in tempo a scrivere dei recenti scandali finanziari, ispirandosi alla vicenda Enron, nel libricino &lt;em&gt;L'economia della truffa&lt;/em&gt;, Rizzoli, 2004).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4737/2417/1600/galbraith%20economia%20truffa.0.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4737/2417/200/galbraith%20economia%20truffa.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' stato un economista di scuola istituzionalista ma aperto al confronto con le altre correnti dell'economia, specialmente keynesiana, marxista ed organizzativa, come dimostra fra l'altro la sua &lt;em&gt;Storia della economia&lt;/em&gt; (Rizzoli, 1988), senza trascurare l'apporto delle altre scienze sociali, in particolare politica e sociologia.&lt;br /&gt;Le sue analisi del sistema capitalistico americano restano esemplari per chiarezza e acume critico (&lt;em&gt;Il capitalismo americano&lt;/em&gt;, Edizioni di Comunità, 1955; &lt;em&gt;Il nuovo stato industriale&lt;/em&gt;, Einaudi, 1968, &lt;em&gt;La società opulenta&lt;/em&gt;, Etas Kompass, 1967). Anche se andrebbero in alcuni aspetti aggiornati, questi studi sono importanti perché mettono in luce il ruolo essenziale giocato dalle dinamiche di potere, dai processi decisionali politici, dalle tecnostrutture delle grandi imprese nel determinare direzione e forma del cambiamento economico nelle società occidentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Su Galbraith:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;in italiano: &lt;a href="http://www.faber.carocci.it/faber/servlet/it.carocci.faber.controller.ControllerServlet;jsessionid=69F3575FF2BE3413FB7E940F4DCFEAF6?page=/faber/schedalibro.jsp&amp;objecttype=jsp"&gt;Antinolfi, R., La teoria economica di J.K. Galbraith, Carocci, Roma, 1988&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(Dalla scheda dell'editore) Questo libro si propone di ricostruire il pensiero di Galbraith intorno ad alcune tematiche di notevole rilevanza teorica e politica. Tra le più significative ricordiamo &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;la relazione bisogni/consumo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;, considerata da Galbraith parte integrante della scienza economica, anche se il processo di formazione dei bisogni non può essere spiegato soltanto con gli strumenti analitici di questa scienza. La seconda problematica su cui si pone l’accento del&lt;span style="color:#cc0000;"&gt; &lt;strong&gt;rapporto mercato/pianificazione&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;, rapporto direttamente correlato al progresso tecnologico; Galbraith considera la tecnologia come l’espressione più alta e complessa dell’intervento dell’uomo sulla natura, non solo in sé, ma per i suoi riflessi sull’organizzazione dell’attività produttiva che, appunto con l’avanzare del progresso tecnologico, ha bisogno di essere razionalmente pianificata. La terza tematica riguarda il &lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;nesso politica/economia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;: nel pensiero di Galbraith gli indirizzi di politica economica non solo discendono dall’analisi della struttura e delle linee di tendenza del capitalismo moderno, ma sono strettamente collegati alla concezione e al ruolo dello Stato. Obiettivo di fondo di tutta l’azione dello Stato in campo economico dev’essere quello di evitare che il processo economico abbia come suo unico fine l’incremento meramente quantitativo della produzione, e di consentire per converso l’esercizio di scelte autonome tra fini qualitativamente diversi per l’umanità. La rilevanza politico-sociale dei temi trattati, le connessioni interdisciplinari e la chiarezza dell’esposizione rendono il volume utile a tutti coloro che, per motivi professionali o di studio, si trovano a dover analizzare simili problematiche.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;in inglese: THE HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT WEBSITE &lt;a href="http://cepa.newschool.edu/het/profiles/galbraith.htm"&gt;http://cepa.newschool.edu/het/profiles/galbraith.htm&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4737/2417/1600/galbrsig.gif"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4737/2417/200/galbrsig.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-114726014130475865?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/114726014130475865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/05/galbraith-e-morto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/114726014130475865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/114726014130475865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/05/galbraith-e-morto.html' title='GALBRAITH E&apos; MORTO'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23524949.post-114167129262577766</id><published>2006-03-06T19:28:00.000+01:00</published><updated>2006-11-14T19:52:38.455+01:00</updated><title type='text'>Perche' un blog sull'economia istituzionale?</title><content type='html'>&lt;a href="http://www2.fmg.uva.nl/sociosite/images/sociologists/veblen.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://www2.fmg.uva.nl/sociosite/images/sociologists/veblen.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie motivazioni possono interessare relativamente il lettore: è certo però che questo blog nasce per illustrare le basi teoriche di una corrente della scienza economica che si è sempre contrapposta, sin dalle sue origini, all'economia egemone, cioè all'economia neoclassica.&lt;br /&gt;Sarà già un successo riuscire ad introdurre in modo chiaro alcuni concetti ed autori fondamentali dell'economia istituzionale ed organizzativa. Da questo punto di vista sarà un "educational" blog, magari rudimentale ma spero efficace.&lt;br /&gt;In modo orientativo, intendo strutturarlo come segue:&lt;br /&gt;§ Concetti: per es. istituzione; organizzazione; struttura; impresa; mercato ecc.&lt;br /&gt;§ Autori: per es. Veblen, Commons, Galbraith ecc. (per l'istituzionalismo americano); Weber, Sombart, Myrdal, Polanyi ecc. (per l'istituzionalismo europeo); Simon, March, Perrow, Thompson, Crozier, Friedberg ecc. (per la teoria dell'organizzazione).&lt;br /&gt;§ Materiali: testi, articoli, recensioni, siti ecc.&lt;br /&gt;§ Attualità: riflessioni sugli avvenimenti economico-sociali in una prospettiva differente da quella dominante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23524949-114167129262577766?l=economiaistituzionale.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/feeds/114167129262577766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/03/perche-un-blog-sulleconomia.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/114167129262577766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23524949/posts/default/114167129262577766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://economiaistituzionale.blogspot.com/2006/03/perche-un-blog-sulleconomia.html' title='Perche&apos; un blog sull&apos;economia istituzionale?'/><author><name>Salz</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17461823942538042439</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='21' height='32' src='http://www.eumed.net/cursecon/dic/dent/v/veblen.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
